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Caccia grossa ai non performing loans

Da una parte ci sono i fondi di private equity interessati agli asset distressed, dall’altra gli operatori internazionali specializzati nella valorizzazione dei beni immobiliari, senza trascurare le società finanziarie che nel tempo hanno saputo costruire un modello vincente nel recupero credito. I non performing loans, che tanto preoccupano le banche italiane, si rivelano un’opportunità d’affari per altri soggetti, che negli ultimi tempi hanno messo nel mirino il nostro Paese confidando nella possibilità di fare affari a basso costo. Tra i crediti problematici, a suscitare le maggiori preoccupazioni sono le sofferenze, cioè i prestiti ritenuti ormai difficilmente recuperabili dall’istituto di credito. L’Abi segnala che ad aprile il conto nella Penisola è arrivato a 166 miliardi di euro, un quarto in più nell’arco di dodici mesi. “L’ammontare continua a crescere e gli istituti di credito si interrogano su cosa fare di questi crediti, se provare cioè a valorizzarli all’interno, siglare partnership con operatori specializzati nella gestione di questi portafogli o cederli a fondi con esperienza nel campo dei npl”, spiega Domenico Torini, associate partner Kpmg Corporate Finance. L’ultima strada trova i maggiori consensi, complice la carenza di professionalità specifiche all’interno delle banche italiane. Secondo un recente studio di Deloitte, nei prossimi 24 mesi gli istituti della Penisola venderanno tra i 10 e i 16 miliardi di

euro di sofferenze, valori di gran lunga superiori rispetto ai pacchetti ceduti fino a questo momento, circa 5,7 miliardi di euro. Il problema maggiore è legato al fatto che la vendita comporta una contabilizzazione delle perdite, che zavorra i bilanci e rende più precaria la posizione dei top manager, per questa ragione particolarmente prudenti. La valorizzazione dei portafogli cambia di caso in caso. Per farsi un’idea, nei giorni scorsi Banca Ifis ha acquistato dal veicolo Iustitia Futura un portafoglio di non performing loansda 1,3 miliardi di euro pagando un prezzo intorno al 2-3% del valore nominale. “Questa focalizzazione ci consente di assorbire poco patrimonio e liquidità, dato che il costo di acquisizione dei portafogli è mediamente più basso rispetto a crediti di altra natura, come quelli immobi-liari”. La gestione dei npl è il filone di maggior crescita per Banca Ifis (+70% in Borsa nell’ultimo anno), tanto che il piano industriale prevede di raddoppiare dall’attuale 10 al 20% entro il 2016 il suo contributo al margine di intermediazione complessivo. Il business fa gola anche a Banca Sistema, che nei mesi scorsi è entrata nel capitale di Candia, attiva nel settore dei crediti in sofferenza. “Si tratta di un’attività complementare al core business della banca, rappresentato dall’acquisto di crediti commerciali vantati nei confronti della Pa”, spiega il coo Massimiliano Ciferri. Nella gestione dei crediti problematici rinvenienti dal credito al consumo sono attivi anche diversi operatori internazionali come la norvegese Aktiv Capital (entrata nel mercato italiano con l’acquisizione di un pacchetto da Intesa San Paolo Personal Finance) e Cerberus (operazione simile con Unicredit), mentre diverso è il ruolo di grandi fondi che hanno interesse in particolare a crediti con collateral immobiliari come Blackstone (interessata soprattutto alle dismissioni del mattone di Stato), Pimco (che ha guardato il dossier Release). “Dato che le acquisizioni di questi operatori avvengono con un impegno di equity intorno al 20-30% ”, spiega Torini, “i portafogli di solito vengono spacchettati, con la banca d’affari finanziatrice che partecipa con i finanziamenti senior e l’operatore di npl che si concentra sulla parte di puro rischio”. Da segnalare anche l’intesa per la fusione tra la Sgr di Prelios e quella di Fortress con l’obiettivo primario di investire nei non performing loans di carattere immobiliare. I due principali gruppi bancari italiani, Unicredit e Intesa San-Paolo, sembrano invece orientati a far confluire la maggior parte delle loro sofferenze in un veicolo ad hoc, pronto a decollare dopo l’estate con la partecipazione di Kkr e Alvarez & Marsal: una soluzione che consente di contare su competenze specialistiche, senza comunque rinunciare del tutto a un controllo sui crediti e sulla relativa contabilizzazione. IL BOOM I crediti problematici si sono più che triplicati dal 2008 al 2013 Le sofferenze vere e proprie sono passate da 42 a 156 miliardi nello stesso arco di tempo

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