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Caccia globale agli evasori fiscali

Il Gruppo degli Otto ha annunciato ieri un ambizioso giro di vite contro l’evasione fiscale, promuovendo il principio dello scambio automatico di dati. Tra le altre cose, le multinazionali saranno chiamate a pubblicare profitti Paese per Paese. L’impegno è tutto da verificare nella pratica, tanti sono gli ostacoli e le ritrosie a livello mondiale. La presa di posizione tuttavia influenzerà il dibattito tra i 27, impegnati a rafforzare l’integrazione in campo fiscale.
«Lavoreremo con l’obiettivo di restaurare la fiducia nell’equità e nell’efficienza delle pratiche e delle norme fiscali a livello internazionale di assicurare che ciascun Paese riesca a raccogliere le tasse che gli spettano», si legge nel comunicato dopo una due-giorni di incontri a Enniskillen, in Irlanda del Nord, tra i capi di Stato e di Governo degli otto Paesi più industrializzati del mondo. L’impegno è stato salutato da molte associazioni senza scopo di lucro solo come un primo passo.
La tassazione è al centro del tentativo del G-8 di sostenere l’economia globale, mentre nel mondo occidentale la crisi debitoria induce i Governi ad aumentare il gettito fiscale. Nel loro comunicato, i Paesi hanno anche messo l’accento sul commercio internazionale dopo la decisione di Stati Uniti ed Europa di perseguire un accordo di libero scambio. «Abbiamo deciso di nutrire la ripresa globale sostenendo la domanda, risanando le finanze pubbliche, sfruttando tutte le fonti di crescita».
Il G-8 si è impegnato «a far sì che un sistema automatico di scambio di dati tra autorità fiscali diventi il nuovo standard a livello globale». E ancora: «Lavoreremo con l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) per sviluppare rapidamente uno schema multilaterale che renderà più facile per i Governi trovare e punire gli evasori fiscali». Stati Uniti, Canada, Russia, Giappone, Francia Germania, Italia e Gran Bretagna vogliono anche imporre nuovi obblighi alle società.
In questo senso, l’Ocse dovrà creare un “modulo comune” che le multinazionali saranno chiamate a utilizzare nel pubblicare Paese per Paese quante tasse pagano e dove generano profitti. La decisione giunge dopo che vicende clamorose hanno avuto come protagonisti alcune società americane. A Google, Starbucks o Amazon è stato rimproverato di utilizzare le lacune dei sistemi legali per spostare gli utili da un Paese all’altro pur di pagare meno imposte.
Da notare nella dichiarazione di ieri l’accenno al controllo delle fiduciarie e del loro ruolo ambiguo nell’evasione fiscale di persone fisiche e persone giuridiche. Nel contempo, i Paesi del Gruppo degli Otto vogliono modificare le loro legislazioni nazionali perché la vera proprietà delle aziende sia trasparente. L’obiettivo è anche di impedire il riciclaggio di denaro sporco. Tuttavia, il G-8 non ha preso un impegno fermo a creare un registro dei veri proprietari di società, come promesso da Londra a suo tempo.
Il problema della trasparenza nell’assetto proprietario delle società riguarda situazioni a primo acchito impensabili, come la legislazione del Delaware. A bloccare questo passaggio cruciale sarebbero stati Berlino, Ottawa e Washington. C’è poi da notare che se Londra ha firmato un accordo con i territori britannici d’oltre mare per puntare sullo scambio di dati, la Francia ha legami politici ambigui con due principati ritenuti da molti osservatori dei paradisi fiscali: Monaco e Andorra.
Nel frattempo, il G-8 si è però impegnato a rafforzare la trasparenza delle società estrattive, che nel corso degli anni hanno assunto un potere enorme nell’influenzare l’andamento delle economie, soprattutto quelle meno ricche. Dinanzi ai risultati del G-8, le organizzazioni senza scopo di lucro hanno avuto reazioni contrastanti. Jubilee ha parlato di «dichiarazione storica» che porterà a «una responsabilizzazione delle aziende». Oxfam si è detta delusa della mancanza di intesa su un registro delle società.
Ciò detto, la presa di posizione del G-8 influenzerà il dibattito sul futuro della collaborazione fiscale tra i 27. La Commissione ha appena presentato un nuovo progetto di direttiva che impone lo scambio automatico di informazioni su una serie di redditi. Gli sforzi europei in questa direzione sono però ostaggio degli ostacoli posti finora dal Lussemburgo e dall’Austria. Il comunicato del G-8 sarà un nuovo strumento nelle mani degli altri 25 per mettere sotto pressione questi due Stati membri.

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