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Caccia ai furbetti dei contributi

L’agenzia delle entrate è ufficialmente partita alla caccia dei furbetti del contributo a fondo perduto. Chi ha “sbagliato” la pagherà (letteralmente) cara. Oltre alla restituzione del ristoro impropriamente percepito infatti le sanzioni applicate vanno dal 100 al 200% di tale ammontare.

Con la risoluzione 45/E pubblicata ieri infatti l’agenzia delle entrate da il via all’attività di recupero dei contributi fondo perduto non spettanti attraverso l’istituzione dei codici tributo per il versamento degli importi dovuti a seguito dell’adozione dei relativi atti di riscossione.

La norma di riferimento per tale attività, indicata anche nel documento, è l’articolo 25 comma 12 del dl 34/2020 (il decreto rilancio).

Il citato comma dispone che “qualora il contributo sia in tutto o in parte non spettante, anche a seguito del mancato superamento della verifica antimafia, l’Agenzia delle entrate recupera il contributo non spettante, irrogando le sanzioni in misura corrispondente a quelle previste dall’articolo 13, comma 5, dlgs 471/97, e applicando gli interessi dovuti ai sensi dell’articolo 20 del dpr 602/73”.

Tale disposizione, come chiaramente indicato dall’agenzia nel documento in commento, risulta applicabile non solo al contributo ex articolo 25 del dl rilancio ma anche a tutte le altre tipologie di ristoro successivamente introdotte per il protrarsi del periodo emergenziale.

Le sanzioni.PUBBLICITÀ

Come sopra indicato le sanzioni applicate in caso di contributo impropriamente incamerato sono quelle indicate al comma 5 dell’articolo 13 del dlgs 471/97, previste in caso di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti.

La sanzione applicata va dal 100 al 200% del contributo incassato non spettante e non è prevista la possibilità di avvalersi della definizione agevolata prevista a dagli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.

La disposizione agevolativa citata permette di definire “la controversia” entro il termine previsto per la proposizione di un eventuale ricorso, con il pagamento di un importo pari ad un terzo della sanzione indicata e comunque non inferiore ad un terzo dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo.

I codici tributo.

In caso di atti di recupero dell’agenzia il contribuente può versare il dovuto tramite il modello di versamento “F24 Versamenti con elementi identificativi” (F24 ELIDE) utilizzando i seguenti codici tributo:

“7500” denominato “Recupero contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle entrate in relazione all’emergenza Covid19 – contributo

“7501” denominato “Recupero contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle entrate in relazione all’emergenza Covid19 – interessi”;

“7502” denominato “Recupero contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle entrate in relazione all’emergenza Covid19 – sanzioni”.

Per il versamento delle spese di notifica il codice tributo da indicare è quello esistente “A100”.

Il ravvedimento conviene.

Qualora ci si accorgesse di un’eventuale errore e di aver incamerato un contributo a fondo perduto totalmente o parzialmente non spettante, conviene ravvedersi prima dell’intervento dell’agenzia delle entrate.

L’indebita percezione è infatti regolarizzabile restituendo spontaneamente l’ammontare impropriamente incassato ed i relativi interessi, con le modalità cui all’articolo 17 del dlgs 9 luglio 1997, n. 241 e versando le correlate sanzioni mediante applicazione delle riduzioni di cui all’articolo 13 del dlgs 17 dicembre 1997, n. 472 (il ravvedimento operoso).

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