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A caccia di 35 miliardi per non aumentare l’Iva e per spingere lo sviluppo

Sarà un autunno caldo su fronte dei conti pubblici. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il suo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan saranno impegnati in una caccia grossa alle risorse: per imbastire l’ultima legge di bilancio della legislatura, con l’avvicinarsi delle elezioni politiche del prossimo anno, dovranno cercare 35 miliardi. Non sarà facile: giungono infatti notizie di difficoltà nel chiudere il quadro della manovra bis da 3,4 miliardi, approvata martedì e si profila uno slittamento a dopo Pasqua.
La cifra di 35 miliardi è composta in prima battuta dalla manovra vera e propria che serve per far scendere il rapporto deficit-Pil dal 2,1 per cento del 2017 all’1,2 per cento previsto dal Documento di economia e finanza (Def), diffuso ufficialmente ieri. Si tratta di una correzione dello 0,9 del Pil, dunque circa 15 miliardi che tuttavia si ridurrà a circa 10 miliardi grazie all’effetto della manovrina, varata martedì, che agirà su quest’anno ma anche sul prossimo (per lo 0,3 di Pil, ovvero circa 5 miliardi). Si tratta già di un intervento ingente tant’è che lo stesso premier Gentiloni ha parlato di un target «molto severo».
La partita tuttavia non finisce qui. Padoan nell’introduzione al Def annuncia, dopo le polemiche renziane dei giorni scorsi, che l’Iva non aumenterà: dunque il gettito di 19,5 miliardi dovrà essere sostituito, per onorare le clausole di salvaguardia a tutela dei conti pubblici, «con misure sul lato della spesa e delle entrate» e con ulteriore lotta all’evasione. Significa che invece di risolvere il problema con un semplice numeretto portando l’Iva dal 22 al 25 per cento, bisognerà andare a caccia di tagli della spesa e ingaggiare una difficile lotta all’evasione fiscale.
Si arriva così ad una caccia complessiva di risorse, per circa 30 miliardi, affidata sostanzialmente a tagli alla spesa e lotta all’evasione, che non potrà utilizzare l’aumento delle tasse, tanto meno quello dell’Iva. L’operazione non è facile: solo per trovare i 3,4 miliardi per la manovra-bis, senza utilizzare lo strumento “tabù” delle tasse, ci sono state difficoltà enormi tant’è che il decretone è stato approvato “salvo intese”.
Compiuta questa immane fatica non si sarebbe ancora raggiunto il traguardo. Servono infatti misure per lo sviluppo, annunciate dal Def: si va dai contratti degli statali, al taglio del cuneo fiscale per giovani e donne, alle cosiddette spese indifferibili (missioni militari, 5 per mille ecc.),senza contare il ciclo elettorale ed eventuali assalti alla diligenza: almeno 5 miliardi. Si arriva così a 35 miliardi.
L’unica ciambella di salvataggio che consentirebbe di alleviare il peso della manovra è costituita dal negoziato che il governo italiano, come ha accennato il premier Gentiloni, tenterà di aprire con Bruxelles per elevare il “severo” target dell’1,2 per cento del prossimo anno: l’Italia vorrebbe portarlo all’1,8 ma, secondo fonti vicine al dossier, si arriverà all’1,5 per cento. Significa uno sconto dello 0,3 di Pil, circa 5 miliardi: bisogna considerare che depone a favore di Roma il clima anti- austerità in Europa, ma non va dimenticato che Bruxelles, nonostante i segnali incoraggianti che Juncker ha inviato a Padoan, ha già aperto una procedura d’infrazione sul debito italiano e che tra maggio e giugno subiremo nuovi scrutini e il giudizio sulla manovra-bis.
Se il Def, con le sue tabelle, è stato sfornato, per la manovra- bis bisognerà ancora attendere: probabilmente la prossima settimana, dopo Pasqua. Per ora bisogna accontentarsi delle linee generali tracciate dal Def: confermata la lotta all’evasione con lo split payment e il contrasto alle compensazioni Iva indebite; confermato anche l’aumento delle tasse su giochi e tabacchi. Si aggiunge un intervento di rimodulazione dell’Ace (Aiuto alla crescita economica), una misura che prevede sconti fiscali per chi investe nella propria azienda. Per la spesa, il Def parla di intervento sugli «stanziamenti di alcuni fondi di bilanci.

Roberto Petrini

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