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C-Finance, fumata bianca al piano del concordato per gli obbligazionisti

Fumata bianca all’assemblea degli obbligazionisti di Cerruti Finance (oggi C Finance) convocata ieri a Londra dal Trustee. Presente per l’approvazione dell’omologa la quota necessaria per il quorum ovvero più del 25% del valore dei crediti, essendo l’assemblea di ieri in seconda convocazione. Gli obbligazionisti hanno così dato il via libera al piano del concordato per la C Finance, presentato dalla Finross che prevede il pagamento dell’1,5% sia dei crediti dei bondholder che avevano sottoscritto un bond da 200 milioni di euro che dei crediti di Finpart per circa 75 milioni.
Tutto rimandato, invece, per l’assemblea degli obbligazionisti chiamata a pronunciarsi sulla proposta di concordato fallimentare di Finpart Spa, convocata sempre ieri, in prima convocazione a Londra negli uffici dello studio legale Simmons&Simmons, per la quale sarebbe stato necessario un quorum più alto, pari al 75 per cento. In questo caso, la proposta prevede un rimborso più alto, dell’8,5% per gli obbligazionisti che rappresentano circa 220 milioni di euro e il 10% per gli altri creditori chirografari che rappersentano circa ulteriori 72 milioni di euro. Bisognerà aspettare la prossima convocazione perché senza il via libera delle due assemblee il piano di concordato non ha valore, in quanto le proposte presentate da Finross sono state condizionate all’approvazione da parte dei creditori di tutte le società interessate.
La mancata approvazione della proposta di concordato fallimentare per Finpart Spa da parte degli obbligazionisti non è da leggere come bocciatura, ma semplicemente come una diversa progressione delle convocazioni inviate dal Trustee, con un mese di distanza l’una dall’altra, avendo ricevuto le proposte in momenti diversi: se ieri il piano di concordato di Cerruti Finance è stato votato dal 50% degli aventi diritto, non sarà difficile arrivare al quorum del 25% alla prossima assemblea. Poi dovrà essere approvata dai creditori anche la proposta di concordato per Finpart International, alla quale però gli obbligazionisti sono estranei.
Finora sono stati tre i rimborsi ai creditori, come è stato ricordato nell’articolo del Sole24Ore del 9 aprile 2013: il primo nel 2008 con una quota di riparto del 15%, un secondo nel 2010 per il 7%, l’ultimo del 10 per cento nel 2011. Dopo più di dieci anni il recupero totale supera di poco il 30 per cento. Un’altra quota recuperata negli anni dalla curatela è quella derivante dalle attività di riparto fallimentare a seguito della cessione delle aziende del gruppo e dei marchi che negli anni d’oro avevano annoverato brand come Moncler, Best Company, Cerruti, Marina Yachting e Henry Cotton’s. Se le assemblee approveranno la proposta – e le condizioni sembrano favorevoli – sulla storia Finpart si potrà scrivere la parola fine. La vicenda aveva visto l’ascesa e il declino del patron Gianluigi Facchini, arrestato per bancarotta, il quale aveva guidato fino al 2004 la società quotata in Borsa, poi fallita nell’ottobre 2005, con debiti oltre 258 milioni di euro. Le indagini e non le autorità di controllo hanno fatto emergere come quelle emissioni obbligazionarie per 250 milioni di euro collocate del 2001 erano troppo elevate per le capacità di rimborso della Finpart, con un capitale sociale di soli 20 milioni di euro.

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