Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Busta paga e fisco, in Italia le tasse più alte d’Europa

BRUXELLES — Più crisi più tasse, in tutta l’Europa. E in Italia, un poco di più ancora. Lo dice Eurostat: il nostro Paese ha avuto nel 2010 il primato negativo per le tasse sul lavoro, fra tutti i 27 Paesi Ue, con un tasso di imposizione implicita (imposte più oneri) del 42,6%, contro la media dell’Eurozona pari al 34%. La pressione fiscale sulle persone fisiche è invece in ascesa di circa due punti percentuali nel 2012: in Italia dal 45,6% si passerà al 47,3%, contro una media del 43,2% nell’Eurozona (che pure ha visto un aumento di un punto sul 2011) e del 38,1% in tutta la Ue.
Queste cifre erano attese, e date quasi per scontate, almeno dagli analisti più pessimisti. Ma per l’Italia il forte divario nelle tasse sul lavoro, con quegli 8 punti di differenza rispetto alla media delle altre nazioni che aderiscono alla moneta comune, ha fatto ugualmente impressione.
In generale, le tabelle dell’istituto europeo di statistica mostrano un continente sempre più inondato dalle cartelle esattoriali, mentre in realtà le differenze sono molte. È vero, per esempio, che imposte dirette e indirette sono aumentate quasi ovunque nell’ultimo anno. Ma se la verifica risale fino al 2000, si scopre che nei primi anni le tasse sono diminuite: la media odierna Irpef del 43,2% per l’Eurozona era allora più alta, al 47,1%, e così quella dell’Ue, al 44,8%.
In Italia, è andata un po’ diversamente: le tasse sono diminuite solo per le imprese, calate da una pressione del 41,3% (anno 2000) al 31,4% (2012, nessuna variazione rispetto all’anno precedente), mentre per l’Irpef è stata una continua e gagliarda (si fa per dire) scalata: nel 2000 stava intorno al 45,9%, oggi si è attestata sul 47,3%.
Sale anche l’Iva, che oggi in media si attesta fra il 20% e il 21% più o meno in tutta l’Europa: quella più clemente in Lussemburgo (15%) e Cipro (17%), le più alte in Ungheria (27%), Danimarca e Svezia (25%).
Se poi si scorrono le classifiche generali, non c’è molto da consolarsi: l’Italia, come già detto primatista negativa per le tasse sul lavoro (42,6%), svetta sul Belgio (42,5%), la Francia (41%) l’Austria (40,5%). Al capo opposto della fila, un fisco ben più generoso si rivela invece a Malta (23,4%), in Portogallo (23,4%), Bulgaria e Gran Bretagna (25,7%). C’è poi un dato che conferma come il mattone sia tuttora il bersaglio preferito dallo Stato, almeno in Italia: nel 2010, infatti, solo il Belgio ha ricavato fiscalmente di più dalle compravendite immobiliari (1,8%) mentre il nostro Paese è arrivato a un sostanzioso 1,3%.
Fra le altre conferme, quella sulle tasse più alte in assoluto: le paga il cittadino svedese (56,6%) che però ottiene dal suo governo servizi equivalenti. Seguono la Danimarca (55,4%), il Belgio (53,7%), l’Olanda e Spagna (entrambe al 52%). Il fisco sembra essere molto più comprensivo per chi vive in Slovacchia (19%), Romania (16%) Repubblica Ceca e Lituania (15%), Bulgaria (10%). Ma per esserne certi, bisognerebbe forse chiedere una conferma ai contribuenti di quei Paesi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa