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Bussola verso compliance e digitalizzazione

La lotta all’evasione passerà sempre più attraverso l’intensificazione dall’attività di compliance fiscale nei confronti delle imprese, in futuro anche di quelle più piccole, ma soprattutto, attraverso la lettura attenta e l’incrocio dei dati fiscali, ormai sempre più spesso digitalizzati, come quelli delle e-fatture, che affluiscono all’Agenzia delle entrate. Lo hanno fatto capire chiaramente sia il ministro dell’economia, Giovanni Tria, sia il direttore dell’Agenzia delle entrate, Antonino Maggiore, che hanno presentato ieri a Roma i risultati 2018 dell’attività svolta dall’Agenzia. «La lotta all’evasione fiscale è un’attività fondamentale dello Stato, così come riscuotere le tasse e spendere, ma non si può spendere se non si hanno i soldi», ha detto Tria. «La pressione fiscale sarà restituita ai cittadini attraverso riforme fiscali che devono aggiustare le aliquote, ma evidentemente questo si può fare man mano che l’evasione viene ridotta o eliminata, eliminarla è un po’ difficile, e man mano che si rivedono le spese dello Stato». I dati dell’attività di contrasto all’evasione svolta dall’Agenzia delle entrate, nel 2018, sono positivi sul fronte dell’attività ordinaria (versamenti diretti attraverso F24 in seguito ad attività di accertamento): ha riportato nelle casse dello Stato 16 miliardi (+11% rispetto al 2017). Sul fronte dell’attività straordinaria, invece, si è registrata una sensibile flessione (3,04 mld, -46% rispetto al 2017): dalla definizione delle controversie tributarie sono arrivati soli 100 milioni di euro (-87%), dalla rottamazione bis 2,59 miliardi (-41%), dalla voluntary 1 e bis 300 milioni di euro (-25%) e dalla prima misura di pace fiscale, partita negli ultimi due mesi 2018, 50 milioni di euro. Sul fronte contenzioso, dal 2011 al 2018 si è ridotto sensibilmente (-60%), anche grazie alla mediazione tributaria e alla compliance preventiva. Conclusa la fase della pace fiscale, Tria ha fatto capire che la strada da seguire sarà sempre più quella della digitalizzazione degli adempimenti fiscali, cioè dichiarazioni precompilate e pagamenti elettronici. «Dal 2020 partiremo con la precompilata Iva», ha confermato Tria. E poi, sugli interpelli come meccanismo per attrarre gli investimenti, il ministro ha fatto capire che sarebbe buona cosa estenderlo anche alle piccole imprese, oltre che alle grandi (cooperative compliance, interpello nuovi investimenti). «Gli investimenti richiedono certezza, con calcoli economici di medio-lungo periodo, serve certezza delle regole fiscali che deve riguardare tutto l’arco degli investimenti e dei loro rendimenti», ha detto Tria. Il direttore dell’Agenzia, Maggiore, da poco tempo alla guida della complessa struttura, si è detto soddisfatto dei risultati ottenuti nel 2018. «La componente ordinaria della nostra attività mostra dati confortanti e di questa rispondiamo; poi c’è una componente straordinaria che non trova stabilità e ha effetti temporanei che non dipendono dall’Agenzia, ma dalla volontà dei cittadini di aderire o meno. Sulla rottamazione bis c’è stato un effetto rinvio sulla ter che è più allettante e prevedibilmente avremo effetti positivi su quella». Fuori dalla sede dell’Agenzia la protesta delle sigle Cgil, Cisl, Uil, Unsa e Flp, in rappresentanza dei 40 mila dipendenti dell’Agenzia delle entrate che dal 2016 non si vedono riconosciuto il salario accessorio. «Ciò che sta succedendo in queste ore è pazzesco. Un balletto di cifre e di tagli al salario superiori a 2 mila euro l’anno a testa proprio mentre si celebrano i risultati raggiunti», dice Roberto Cefalo, coordinatore nazionale della Flp Agenzie Fiscali.

Roberto Miliacca

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