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Business plan per le reti d’impresa

Sette banche, più la Sace. Una esempio di collaborazione tra il mondo del credito e quello delle imprese, che punta a rafforzare la strategia delle reti di impresa. Una formula, quella delle reti, che piace al mondo imprenditoriale, al punto che si è arrivati a superare quota 2mila, per oltre 10mila aziende coinvolte, perchè consente di unirsi in un progetto, mantenendo la propria autonomia. E che si arricchisce di ulteriori tasselli, come la possibilità di migliorare il rapporto con il sistema bancario.
È questo l’obiettivo che si è proposta RetImpresa-Confindustria , mettendosi al lavoro con alcuni istituti bancari (Banca Carige, Bnl, Cariparma, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, Unicredit) e la Sace per mettere a punto un documento con le Linee guida per il Business Plan di Rete, un libro di poco più di cento pagine, con grafici e indicazioni operative, per aiutare le aziende a preparare il proprio modello di business, uno strumento essenziale per presentare in maniera organica ed efficace il progetto della rete. Con due funzioni principali: una interna, per valutare le potenzialità dell’investimento in fase di start up o per supportare la gestione corrente del business, e una esterna, per esempio nel dialogo con le banche, per ottenere finanziamenti e soprattutto avere un merito di credito migliore.
Un modo di confrontarsi diverso, che mette in primo piano la qualità del progetto, oltre ai rating matematici. «È un punto di partenza, è uno sforzo per le banche, che però possono averne anche un ritorno, a fronte dell’impegno di imprenditori sani, che credono nel futuro dell’Italia», ha detto ieri Aldo Bonomi, presidente di ReteImpresa-Confindustria, presentando le linee guida. «Non abbiamo seguito la logica del conflitto ma del confronto e della collaborazione», ha sottolineato Vincenzo Boccia, presidente del Comitato tecnico credito e finanza di Confindustria, ricordando che l’ultimo accordo con le banche è stato sottolineato proprio l’aspetto del merito di credito.
L’accesso al credito, ha sottolineato Bonomi è un tema fondamentale per tutte le imprese, ma ancora di più per quelle che hanno progetti di sviluppo ambiziosi e dalle grandi potenzialità. La rete di impresa è un «importante veicolo per lo sviluppo come dimostrano i numeri in continua ascesa», ha aggiunto. Sono due, ha spiegato, gli aspetti che rendono le reti speciali: la collaborazione in autonomia, per cui le aziende continuano ad essere loro gli interlocutori con gli istituti di credito, ma con il valore aggiunto della collaborazione con altre aziende per raggiungere obiettivi condivisi. E poi il programa di rete, che garantisce a terzi affidabilità, trasparenza e possibilità di monitoraggio. Una cultura che va diffusa, ha insistito Bonomi, non uno strumento ma una «strategia», ha incalzato Boccia, che dimostra «la volontà del capitalismo italiano di avere una visione e di guardare al futuro».
La linee guida presentate ieri sono uno strumento operativo, quindi, per aiutare le reti di impresa a strutturare il proprio business plan, ed ottenere in modo più sistematico risultati che già si stanno diffondendo sul territorio. È il caso per esempio della Almax, capofila di un contratto di rete nato nel 2011 con otto piccolissime aziende fornitrici. Una scelta, quella di mettersi insieme, dovuta alla necessità di dover fare ingenti investimenti in nuove tecnologie, ormai resi impellenti dalle esigenze del mondo della moda. È stata proprio la presenza di un progetto di rete a convincere gli istituti di credito a finanziare la crescita, con un valore fino al totale del fatturato della capofila. Ma ci sono anche altri casi di reti di impresa che hanno avuto un miglior rapporto con le banche, come Five For Foundry, rete nata nel 2008 nel settore delle fonderie in alluminio, che ha addirittura inserito tre società straniere nella rete, e Racebo, che ha unito 11 aziende del comparto dell’automotive, posizionandosi sulle forniture per i marchi di lusso.

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