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Burocrazia vorace Una bolletta da 146 miliardi

Non è un mistero: tra i freni dell’Italia c’è la burocrazia, la lentezza della pubblica amministrazione e pure la sovrapposizione dei poteri — lo si vede anche in questi tempi di Covid — tra lo Stato, le Regioni e i Comuni. Ciò che colpisce è che questo freno resti ancora tirato, malgrado riforme tentate, sospinte e poi lasciate a metà come la Bassanini; o interventi virtuosi come l’identità digitale che avrebbe dovuto snellire l’anagrafe, ma ancora non c’è riuscita. Eppure è anche da qui che bisogna partire per la ripresa.

Lo evidenza lo studio «Rilanciare l’Italia – Le 8 proposte del Club The European House Ambrosetti», presentato dall’Economia del Corriere della Sera il 12 ottobre e approfondito nei numeri scorsi. Questa settimana ci concentriamo sulla governance del Paese, appunto. Quadro ancora negativo.

Scarso gradimento

L’Italia è il Paese con la maggior percentuale di cittadini insoddisfatti della pubblica amministrazione nazionale: il 65% dà un giudizio negativo, dice la ricerca, «con un divario marcato rispetto al 21% dei tedeschi, al 46% dei francesi, al 47% dei britannici e al 55% degli spagnoli». La situazione peggiora restringendo il perimetro alle aziende: quattro su cinque si dicono insoddisfatte. «L’Italia è ultima in Europa per livello di soddisfazione delle imprese sulla performance amministrativa», sottolinea l’indagine (su dati Ocse rielaborati). Eppure proprio l’amministrazione pubblica da peso potrebbe diventare un aiuto alla crescita: «Se l’efficienza si allineasse a quella media di Francia, Spagna, Germania e Regno Unito, in cinque anni si genererebbero 146 miliardi di valore aggiunto in più — è scritto nell’indagine —. È la metà di tutti gli investimenti pubblici italiani realizzati nel 2018».

Non tutto è nero, certo. «Abbiamo fatto passi avanti sulla fatturazione elettronica — dice Stefano Venturi, presidente e amministratore delegato di Hewlett Packard Enterprise Italia, nonché consigliere incaricato di Confindustria digitale e vicepresidente di Assolombarda, che ha fatto parte del gruppo di lavoro sulla ricerca —. L’Italia oggi è il Paese in cui la normativa è più avanzata, l’unico in cui la fattura elettronica sia obbligatoria per i trasferimenti fra aziende ed enti pubblici, fra aziende e aziende».

Ma è altrettanto vero che questo non basta. «Basta guardare ai dati per capire, dice Venturi, che subito smentisce un luogo comune: quello che i dipendenti pubblici in Italia siano troppi. «Non è così — dice, citando un rapporto The European House-Ambrosetti presentato a Cernobbio lo scorso anno —. Sono il 5,3% della popolazione, contro il 12,5% della Danimarca, il 9,3% della Francia, il5,6% della Germania». Ma se è vero che «la pubblica amministrazione è il primo datore di lavoro» (in testa la scuola, seguono sanità e regioni), è anche vero che la spesa per farla funzionare è alta, fuori media. «Siamo al secondo posto in Europa per la spesa — dice Venturi —. È l’8,2% del Prodotto interno lordo, come noi c’è solo la Grecia con l’8,3%. La Francia è al 6%, la Germania al 5,6%».

L’altra criticità — non risolvibile — è la frammentazione territoriale: un comune su quattro è sotto i mille abitanti, il 69,5% ne ha meno di 5 mila. «Manca, non da ora, una strategia di Paese — dice Venturi — . Non c’è pianificazione delle strategie, non c’è una ripartizione chiara delle competenze: che si sovrappongono tra i diversi livelli territoriali, tra enti nei medesimi livelli. Da qui nasce l’incertezza normativa».

Territorio e poteri

Su questo il confronto con la Francia è impietoso: il potere legislativo, lì, è sempre e solo in capo al potere centrale, lo stesso la regolamentazione e gran parte delle forniture per i vari settori. Mentre, per dire, in Italia la Giustizia fa riferimento al governo centrale per leggi, regole, finanziamenti, ma anche alle regioni per le forniture. È una confusione dettata anche dalla legge sul federalismo: modello «che anziché semplificare ha complicato le cose per le imprese», dice Venturi.

A questo si sommano la «poca responsabilizzazione dei funzionari pubblici, che incentiva l’inazione»; la «forte inefficacia del sistema di valutazione e incentivazione dei dipendenti»; la digitalizzazione, «usata raramente per semplificare i processi»; l’età media alta: «50,6 anni». La ricetta resta sempre la stessa: «Meno passaggi burocratici; processi digitali; semplificazione normativa; investimenti più efficaci; completamento della rete per la banda larga», elenca Venturi. Che suggerisce: «Si riprenda la riforma Bassanini e la si completi».

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