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Burgo, banche divise sul piano finanziario

Il primo riscontro formale è atteso per fine luglio. Ma dal fronte bancario, impegnato nell’ultimo mese ad analizzare la manovra finanziaria presentata dal gruppo, trapelano almeno due questioni che saranno sollevate: primo, il piano industriale del gruppo e le relative cessioni programmate desterebbero qualche perplessità, questo nonostante l’esame sia ancora nelle prime fasi; secondo, sul fronte della conferma delle linee a breve, circa 500 milioni, alcuni istituti chiederebbero maggiori garanzie.
Entra così nel vivo la trattativa tra Burgo e gli istituti, con la società decisa ad abbattere in modo significativo il peso del debito. L’obiettivo è la riduzione di 350 milioni su un indebitamento complessivo a medio termine di 786 milioni. Per farlo il gruppo Burgo ha presentato a metà giugno una manovra che prevede l’emissione diretta di strumenti finanziari partecipativi o un prestito convertendo. La seconda ipotesi, secondo quanto trapela dagli ambienti finanziari, sarebbe stata già congelata e l’attenzione sarebbe ora rivolta agli strumenti finanziari partecipativi.
Il fronte bancario interessato vede UniCredit, esposta verso Burgo per 160 milioni, Mediobanca, storicamente vicina al gruppo tanto da ricoprire il doppio ruolo di socio (22%) e finanziatore (è esposta per 473 milioni), il Banco Popolare (56 milioni) e Intesa Sanpaolo (37 milioni). Ci sono poi altre banche come Mps, Bpm, Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Bnl che sarebbero esposte principalmente sulle linee a breve, per un totale di 500 milioni circa. Linee, quest’ultime, che nell’ambito della proposta presentata a giugno Burgo vorrebbe che fossero confermate. Il punto è che in quest’ultimo caso gli istituti avrebbero mostrato un atteggiamento meno flessibile e sarebbero pronte a chiedere maggiori garanzie. Tanto più che le stesse banche esposte nel breve termine non erano state coinvolte nei precedenti riscadenziamenti del debito che risalgono al 2010. Peraltro – si apprende, nell’ambito dell’ultimo incontro gli istituti avrebbero anche richiesto un impegno da parte della famiglia Marchi, per ora senza riscontri.
I consulenti, rappresentati da Banca Leonardo (Burgo) e Rothschild (banche) sono ora impegnati a trovare un punto di incontro, ma è prevedibile che la chiusura della ristrutturazione possa avvenire solo dopo l’estate. Nel frattempo, la Burgo starebbe andando avanti nelle trattative con il gruppo Lecta, controllato da Cvc Capital Partners. A novembre dello scorso anno, infatti, Burgo aveva dato a Lazard un mandato esplorativo per capire le opzioni su eventuali aggregazioni limitate ad alcuni business o per l’intero gruppo. Una indagine che, secondo indiscrezioni, avrebbe trovato proprio in Lecta il candidato ideale. I colloqui sono attualmente in corso e la negoziazione – si apprende – sarebbe ancora nelle prime fasi. L’opzione però esiste ed è concreta. Tant’è che Burgo, nell’ambito della proposta presentata alle banche avrebbe specificato che in caso di operazione straordinaria sulla società gli strumenti finanziari partecipativi avranno una prelazione.

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