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Burani, via alla cessione delle aziende

di Giulia Crivelli

Si riaccendono le speranze che dalle macerie economiche e industriali del Mariella Burani Fashion Group, dichiarato fallito nel febbraio 2010 e tecnicamente ancora in amministrazione straordinaria, qualcosa possa rinascere. Ieri è stato infatti pubblicato il bando di gara grazie al quale i commissari Rossella Strippoli, Francesco Ruscigno e Giampiero Martini puntano a ricevere offerte per la parte industriale, il polo produttivo di Cavriago (Reggio Emilia) e i negozi, tra i quali spiccano i cinque in vie centralissime di Roma, Pescara, Genova, Parma e Mantova. Le manifestazioni di interesse non vincolanti devono arrivare entro il 10 febbraio. L'azienda ha oggi 182 dipendenti, inclusi quelli in cassa integrazione; del portafoglio fanno parte i marchi di proprietà Mariella Burani, Burani Collezioni, Le donne di Mariella Burani e le licenze Alessandro dell'Acqua, Ungaro Fucsia, Lancetti, Linea MW-Matthew Williamson. Ma in gioco c'è soprattutto un pezzo di storia del tessile-moda italiano e 50 anni di know how artigianale e industriale. Salvare tutto questo sarebbe già un grande traguardo.
Anche se c'è stato un tempo, neppure troppo lontano, in cui il Mariella Burani Fashion Group ambiva a essere l'unico polo italiano della moda e del lusso, con un portafoglio marchi che spaziava dall'abbigliamento alla pelletteria, dai gioielli a raffinatezze gastronomiche rigorosamente bio e un fatturato che, aggregato, metteva il gruppo di Cavriago nella sparuta pattuglia di aziende del comparto con ricavi oltre il miliardo di euro. Succedeva quattro anni fa. E c'è stato un tempo in cui Giovanni Burani, ex amministratore delegato del gruppo, veniva premiato da Ernst&Young come «miglior imprenditore dell'anno». Questo accadeva nel 2005. Di quel sogno ambizioso e finanziariamente spericolato restano solo ceneri. Economiche e personali: l'ultima apparizione di Mariella Burani, la stilista che insieme al marito Walter creò l'azienda che sarebbe rimasta il cuore del gruppo, risale al marzo di due anni fa: fu anche l'ultima presentazione della linea di abbigliamento da donna che porta il suo nome.
Il marito e il figlio maggiore furono arrestati per bancarotta fraudolenta nel luglio 2010. A entrambi vennero poi concessi gli arresti domiciliari e oggi sono liberi (Walter dal febbraio 2011, Giovanni dal maggio dello stesso anno), in attesa che la giustizia italiana segua il suo iter. Nel dicembre scorso Giovanni ha persino fondato con la moglie una società, la Tristar, che si occupa – si legga con attenzione nel caso la cosa sembri bizzarra – di consulenza per operazioni di investimento e finanza straordinaria. Del fratello minore Andrea, ex azionista del gruppo, non si hanno notizie degne di nota.

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