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Bundesbank: con tassi bassi e Qe 240 miliardi di risparmi per Berlino

Meno rendimenti per i risparmiatori. Maggiori risparmi per i contribuenti. È questo l’effetto della politica ultraespansiva della Banca centrale europea: il bollettino ufficiale di luglio della Bundesbank, la banca centrale tedesca in questa fase spesso critica con le scelte dell’Autorità monetaria di Eurolandia, ha rivelato – un po’ a sorpresa – uno degli aspetti positivi degli acquisti di titoli varati nel 2015.
Le cifre sono importanti: i tedeschi hanno risparmiato – a causa soprattutto dei rendimenti più bassi – 240 miliardi di euro in 10 anni, una cifra pari al 7,7% del Pil del 2016. Gli italiani, in proporzione alle dimensioni dell’economia, anche di più: il 10,4% (pari a 176 miliardi), una quota simile a quella francese (225 miliardi), olandese (71 miliardi), austriaca (35 miliardi). Non tutti i Paesi periferici hanno ottenuto in realtà grandi benefici: i risparmi spagnoli (61 miliardi) sono stati pari al 5,5% del Pil 2016, quelli irlandesi (12 miliardi) il 4,6%, quelli portoghesi (10,8 miliardi) il 5,9%. Più importante l’”aiuto” per Cipro (12,3% del Pil, per 2 miliardi, però) e Grecia (21,2% del Pil 2016, per 37 miliardi).
Le tabelle della Bundesbank non danno il totale per Eurolandia, ma è possibile calcolare un risparmio cumulativo di 935 miliardi in 10 anni, pari all’8,7% del prodotto interno lordo 2016 dell’area monetaria.
Lo studio appare sul bollettino ufficiale e acquista quindi il crisma dell’ufficialità. Ha quindi un po’ sorpreso diversi osservatori perché la Bundesbank, e i tedeschi in generale, hanno molto criticato l’orientamento ultraespansivo della Bce “colpevole” di aver depresso i rendimenti penalizzando così risparmiatori e pensionati. Con questo lavoro, la banca centrale tedesca sembra voler riequilibrare le percezioni dominanti in Germania. Qualcuno – il Financial Times, per esempio – ha voluto allora sottolineare una coincidenza significativa: il moltiplicarsi delle voci di una candidatura di Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank, alla successione di Draghi nel 2019.
Le intenzioni della Bundesbank, in realtà, non sono così “morbide” come potrebbe apparire: la ricerca costituisce un argomento in più a favore del rigore fiscale. La fine, lontana ma ormai all’orizzonte, dell’orientamento ultraespansivo della Bce comporterà inevitabilmente la fine di una fonte importante di risparmi per i contribuenti. I Paesi che più hanno beneficiato di questa politica monetaria – tra i grandi soprattutto Italia e Francia, sembra di capire – saranno quindi quelli più penalizzati, nel senso che vedranno restringersi i vincoli finanziari da rispettare. A meno che non si avviino su un percorso virtuoso sul versante fiscale.

Riccardo Sorrentino

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