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Bundesbank frena Draghi “Grossi ostacoli legali all’acquisto di titoli di Stato”

La politica monetaria può influenzare la domanda a breve termine, non può generare in permanenza prospettive di crescita. Invece di concentrarci su programmi di acquisti (di titoli anche sovrani, ndr) sui mercati, dovremmo porci il problema di come creare la crescita. Con riforme strutturali. Altre misure incontrano limiti legali a quanto è possibile fare. È quanto ha detto il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, membro del vertice della Banca centrale europea, parlando ieri in un convegno a Madrid. Un intervento che agli osservatori internazionali è apparso una chiara presa di distanze dall’annuncio di pochi giorni fa del presidente della Bce Mario Draghi di imminenti misure eccezionali e non convenzionali per reagire alla recessione europea.

Il tema-chiave del quantitative easing, la prospettiva vicina dell’acquisto di acquisti di titoli sovrani, sembra dunque creare un confronto ogni giorno più acceso al vertice della Eurotower. Proprio le dichiarazioni dei giorni scorsi di Draghi, insieme ai dati inaspettatamente positivi degli indici tedeschi con chiari segnali di accelerazione della congiuntura nella prima economia europea, avevano contribuito ieri a una buona notizia per l’Italia: lo spread Bund-Btp era sceso al nuovo minimo storico di 140. Ma appunto il dibattito resta aperto, in attesa del discorso in cui domani il neopresidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, illustrerà il piano da 300 miliardi per ripresa e lavoro. In relazione al confronto, ma soprattutto alle polemiche sullo scandalo fiscale in Lussemburgo, Juncker ieri sera ha ammonito: «Adesso basta con gli insulti. Voglio continuare il mio lavoro». Incassando dai maggiori gruppi dell’europarlamento la volontà di votare contro la mozione di censura prevista per giovedì.
A lungo termine, ha detto Weidmann, il problema sono le deboli prospettive di crescita dell’eurozona. In una certa misura causate dalla domanda debole. «Eppure, mentre la politica monetaria può influenzare la domanda a corto termine, non è in condizione di spingere all’infinito prospettive di crescita, e lo stesso, sfortunatamente, è vero per la politica finanziaria, anche nel caso che fossero disponibili maggiori margini di manovra finanziari ». Le basse prospettive di crescita annunciate dalla stessa Commissione europea — l’1 per cento in media nei prossimi dieci anni — significano, egli ha aggiunto, non solo tenori di vita più bassi bensì anche limiti di bilancio più severi in futuro. Ciò di cui abbiamo bisogno, ha sottolineato Weidmann, è un aumento sostenibile della crescita a medio termine, ma ciò sarà possibile soltanto se ci decideremo a necessarie riforme di struttura. Iniezioni di liquidità da parte della Bce, della Commissione o dei governi nazionali sono solo palliativi e non af-frontano il problema alla radice. «Certo — prosegue Weidmann citato dalla Reuters — ci sono anche altre misure: sono più difficili perché non sono sperimentate, perché sono meno chiare, e naturalmente arrivano a confrontarsi con i limiti legali di quanto è possibile». Per questo, egli ha ancora affermato, le discussioni sono così intense. Secondo le interpretazioni di tutti gli osservatori, questa frase, e l’accenno a “high legal hurdles” (rilevanti ostacoli giuridici) preannuciano battaglia nell’Eurotower.
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