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Bund e BTp sull’ottovolante

Volatilità. Questa è la parola chiave per fotografare l’andamento dei mercati europei. Le ultime settimane sono state caratterizzate da movimenti violenti soprattutto dei tassi governativi. Notevoli in particolare sono state le fluttuazioni dei Bund decennali. Il titolo di Stato tedesco è considerato l’emblema della stabilità ed è il benchmark, cioè il punto di riferimento, per il mercato obbligazionario continentale. Normalmente il suo rendimento si muove al rialzo e al ribasso dell’ordine di pochi punti base e la variazione percentuale giornaliera media dell’ultimo anno è stata dello 0,01 per cento. Nelle ultime due settimane, stando alla banca dati S&P Capital IQ, lo scostamento medio giornaliero è stato nell’ordine di sette punti percentuali. 
Anche nella giornata di ieri i tassi dei titoli di Stato tedeschi (e quindi l’intero mercato obbligazionario dell’area euro) hanno registrato strappi decisamente anomali toccando, nel corso della mattinata, picchi al rialzo dello 0,77% (soglia che non si vedeva da dicembre 2014) e al ribasso dello 0,58 per cento. Fluttuazioni forti anche per i tassi BTp che in mattinata hanno rivisto quota 2% e poi hanno ripiegato fino allo 0,58 per cento. Il differenziale tra i due titoli (spread) in mattinata ha toccato la soglia di 130 punti per poi archiviare gli scambi a 118.
Pesanti e generalizzate vendite nella mattina e “rimbalzo” nel pomeriggio. Questo è stato il copione anche per le Borse che nella prima parte della seduta sono state bersagliate dalle vendite (il paniere continentale Stoxx600 è arrivato a perdere oltre l’1,5%) salvo recuperare terreno nel pomeriggio chiudendo gli scambi in territorio positivo con Milano in rialzo dello 0,8%, Madrid dello 0,15%, Francoforte dello 0,51% con Parigi, unica eccezione, in ribasso dello 0,29 per cento. L’inversione di rotta è stata innescata dalle dichiarazioni ottimistiche del ministro delle finanze francese Michel Sapin e del suo omologo greco Varoufakis sulla possibilità di trovare una quadra nelle trattative tra Atene e i suoi creditori. Se non all’Eurogruppo di lunedì nei giorni immediatamente successivi.
La storia della crisi greca è stata da sempre costellata da dichiarazioni di politici e banchieri che hanno impattato in maniera diversa l’andamento dei mercati. Le parole dei due ministri non scacciano i timori e le incertezze su una partita tutt’altro che semplice da portare a casa. Ma i mercati le hanno usate come pretesto per tornare a comprare. Un pretesto appunto. Non una motivazione fondante. Perché, ad esempio, non spiega l’andamento del Bund e dell’euro. Quando il rischio Grecia sale il tasso del Bund (titolo rifugio per eccellenza) sale mentre l’euro si deprezza. Ieri i rendimenti tedeschi si sono mossi in maniera opposta rispetto al solito copione e così l’euro che in mattinata ha viaggiato oltre 1,13 dollari salvo ripiegare nel finale di seduta. Questo andamento apparentemente contraddittorio di bond e valute in realtà ha una sua spiegazione squisitamente tecnica. Ciò a cui stiamo assistendo in queste settimane è una brusca chiusura di posizioni che il mercato aveva costruito (in massa) nella prima parte dell’anno sulla spinta del Quantitative easing della Bce: al rialzo su bond e azioni, al ribasso sull’euro. Questo “trade” ha registrato una violenta inversione di tendenza da qualche settimana. Per buona parte delle ultime sedute il mercato si è mosso in direzione diametralmente opposta rispetto a quanto fatto nel primo trimestre. Salvo poi, come accaduto ieri, “rimbalzare” sulla scia di segnali positivi sul tema più di attualità (la crisi greca). Cogliere segnali di svolta è tuttavia prematuro e oggi più che mai sui mercati si vive alla giornata.

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