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Il Bund decennale è sottozero

Sul secondario era già avvenuto, in Giappone e in Svizzera non è una novità
Viviamo nel territorio inesplorato della Brexit e di Wall Street ai massimi storici. E da ieri nell’elenco dei guinness finanziari si è aggiunto anche il primo collocamento di un titolo tedesco a 10 anni a tasso sottozero. Nello stesso giorno in cui anche i BTp italiani (ma a 3 anni) sono tornati su livelli “glaciali” (-0,04%).
Quanto al record tedesco, nel dettaglio il rendimento del Bund in asta è stato fissato a -0,05%. La notizia è certamente una novità assoluta per il mercato primario (quello aperto solo agli investitori istituzionali) ma va detto che sul mercato secondario (quello aperto a tutti e quindi più liquido del primario) i Bund già da diverse settimane hanno sforato al ribasso il tasso zero toccando addirittura pochi giorni fa quota -0,21%, minimo di tutti i tempi. Ieri sul mercato secondario i Bund a 10 anni hanno terminato gli scambi prezzando un rendimento pari a -0,087%, in ogni caso più basso di quello fissato in asta.
Il rapporto bid-to-cover (ovvero domanda/offerta) è stato pari a 1,2. L’Agenzia del debito tedesca ha venduto un controvalore di 4,038 miliardi di Bund a fronte di una domanda pari a 4,78 miliardi, inferiore al target massimo di offerta che era tarato sui 5 miliardi.
A conti fatti il mercato primario – che funge da notaio di quello che già accade sul mercato secondario – ha certificato che la curva del debito tedesco viaggia sottozero fino alla distanza di 10 anni. Nella nuova era dei tassi negativi non si tratta però di un record. Anche in Giappone i tassi sono negativi fino a 10 anni (con il rendimento a -0,29%) mentre il guinness in questo ambito appartiene senza dubbio alla Svizzera. Nei giorni scorsi i titoli governativi con scadenza 50 anni sono finiti in territorio negativo. Praticamente l’intera curva dei rendimenti elvetica è sottozero. Si tratta di un unicum assoluto nella storia della finanza.
La curva italiana è negativa fino a 2 anni (sul mercato secondario) ma fino a 3 sul mercato primario. Ieri infatti i BTp in asta con scadenza 2019 sono stati fissati a un rendimento lordo pari a -0,04%. Nell’asta di giugno i tassi erano risultati positivi (0,08%) mentre a marzo gli stessi titoli erano stato venduti sottozero (-0,05%). Ieri il Tesoro ha collocato un controvalore di 2 miliardi di titoli triennali (rapporto di copertura 1,75). Assegnati anche 2,5 miliardi di BTp a 7 anni con tassi in calo allo 0,63% (da 0,83%) e rapporto di copertura pari a 1,37. Collocati anche 1,25 miliardi di BTp a 15 anni con un rendimento in flessione all’1,57% (rapporto di copertura 1,62). Infine assegnati 1,75 miliardi del nuovo BTp con scadenza a 20 anni, con un tasso all’1,88%.
Nel complesso il Tesoro ha “portato a casa” 7,5 miliardi finanziandosi a tassi molto bassi. Si tratta della prima asta di titoli a medio-lungo termine successiva alla Brexit (il referendum del 23 giugno da cui è emersa l’intenzione dei cittadini della Gran Bretagna di uscire dall’Unione europea).
Come mai, nonostante la Brexit, i rendimenti dei titoli di Stato anziché salire(come accade quando aumentano le turbolenze sui mercati) sono diminuiti? La riposta risiede nelle aspettative degli investitori su nuovi interventi da parte della Banca centrale europea. Cresce la convinzione che l’istituto di Francoforte nei prossimi mesi – magari già a settembre – possa ridurre i limiti attualmente previsti per l’acquisto dei titoli di Stato nell’ambito del piano di quantitative easing (allentamento monetario). Tra questi c’è il limite del tasso di interesse (non possono essere acquistati titoli che hanno un rendimento più basso del tasso sui depositi, in questo momento fissato a -0,4%) e della “capital key” (ovvero possono essere acquistati titoli dei vari Paesi dell’Eurozona – Grecia esclusa – in proporzione alla partecipazione dei Paesi al capitale sociale della Bce, quindi non possono essere acquistati più titoli italiani che tedeschi). Se la Bce eliminasse questi vincoli potrebbe acquistare più facilmente i titoli ed è per questo motivo che i tassi dei bond dell’Eurozona ora viaggiano su livelli più bassi rispetto al pre-Brexit. Senza dimenticare poi le crescenti pressioni deflazionistiche (a giugno l’indice nazionale dei prezzi al consumo in Italia è diminuito dello 0,4% su base annua) che i titoli di Stato riflettono.
Ma la caduta dei tassi è un fenomeno globale e non riguarda solo l’Europa. Ieri gli Usa hanno venduto titoli di Stato a 30 anni per la prima volta al tasso del 2,17%, mai così in basso nella storia.

Vito Lops

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