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Bufera sulle esenzioni a cliniche e scuole Tasse, ok a nuove rate

«Una vergogna», per Giovanni Paglia di Sel. «Un bene perché sana una disparità», per il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi. Anzi «un provvedimento importante e un piccolo segnale», lo definisce il ministro Stefania Giannini. Perché ora «le scuole con una retta inferiore ai 6.800 euro sono esentate». Da cosa? Dall’Imu e dalla Tasi, i balzelli sugli immobili. Le reazioni al decreto del ministero dell’Economia che di fatto esclude dal pagamento delle tasse la quasi totalità delle scuole paritarie e delle cliniche private sono diverse. C’è chi vi legge un ulteriore, grandioso sconto, alle strutture cattoliche. Chi invece un’occasione per «sanare una disparità », come il presidente della Fism Toscana (Federazione italiana scuole materne), Leonardo Alessi. «C’era il rischio concreto che chiudessero a breve migliaia di istituti, costretti a pagare senza motivo decine di migliaia di euro di Imu». E in effetti in Toscana e a Firenze l’anno scorso le iscrizioni sono crollate del 20% e addirittura il prestigioso istituto dei padri Scolopi ha chiuso la materna.
Il governo difende la sua scelta, nel giorno in cui Equitalia riapre la rateizzazione per le cartelle, come previsto dal decreto Irpef (riguarda debiti fiscali per 20 miliardi, domanda da presentare entro il 31 luglio). Nel caso dell’Imu-Chiesa però «non si tratta affatto di uno sconto, al contrario di un inasprimento », spiega il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta. «Prima di Monti le scuole non pagavano, ora pagano in proporzione alla media della retta chiesta agli utenti e secondo parametri definiti dal ministero dell’Istruzione. Per quanto riguarda la sanità, le cliniche pagheranno per l’uso delle sale e delle stanze utilizzate in forma privata». In realtà il criterio per capire se una scuola verserà o meno Imu e Tasi è tale per cui quasi tutti saranno esentasse. Si deve infatti confrontare il Cm con il Cms, così li chiama il decreto. Cioè il corrispettivo medio incassato dalla scuola privata e il costo medio per studente sostenuto dallo Stato (al lordo di alcune voci come le spese per l’edilizia o il trasporto pubblico). Ebbene questo secondo parametro è assai elevato e va dai 5.739 euro annui per la primaria ai 6.914 euro per la secondaria. Se il Cm è inferiore o uguale al Cms, zero Imu e Tasi. Tana libera tutti, visto che le rette sotto i 7 mila euro sono la maggioranza se non la totalità (in media si va dai 2 ai 4 mila euro). E chi è poco sopra si adeguerà per non avere obblighi fiscali, è ovvio. Per le cliniche, basterà la convenzione con il servizio sanitario nazionale, a prescindere dalle tariffe. «Convenzione che non si nega a nessuno. Almeno abbiamo capito cosa si intende per no profit quando c’è di mezzo il Vaticano», prosegue Paglia, Sel. «Scuola paritaria e pubblica fanno lo stesso servizio pubblico e quindi devono avere lo stesso trattamento», insiste il sottosegretario Toccafondi (ciellino).
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