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Bufera sulle Borse, Milano crolla del 4,98%

Vittorio Carlini

Giornata di panico sulle Borse, e non solo. Ieri Piazza Affari, affossata dal settore bancario (-7,17%), è crollata del 4,98%, con lo Spread BTp-Bund tornato sopra i 400 punti base. Un po' meglio, se così può dirsi, gli altri listini. L'Ibex spagnolo, a fronte del differenziale con Berlino balzato a 433 basis point, ha ceduto il 2,96%; giù anche Parigi (-3,08%), Francoforte (-2,49%) e Londra (-2,2%). A livello paneuropeo, l'Eurostoxx 600 ha lasciato sul parterre il 2,51%: cioè, sono andati in fumo oltre 170 miliardi di capitolazione. Non ha fatto meglio Wall Street: l'S&P500, abbandonata la soglia di 1.400 punti, ha perso l'1,7 per cento.
Il calo delle banche
Insomma, una pioggia di vendite si è abbattuta sulle piazze finanziarie mondiali con il Ftse Mib, in calo del 4,18% da inizio anno, che ha inevitabilmente indossato la maglia nera. L'ondata di «sell», nel Vecchio continente, ha investito innanzitutto le banche (l'Euro Stoxx bank è sceso del 4,03%). Il motivo? Uno in particolare: gli istituti di credito (soprattutto italiani e spagnoli), fatto il pieno dei bond governativi dei rispettivi Paesi grazie al miliardo prestato dalla Bce, potrebbero fronteggiare rischi troppo alti se la situazione peggiorasse. Cioè: la paura è l'effetto contagio dalla Spagna verso l'Italia. «Un timore – dice Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroeder Italia – che mi lascia perplesso. Grazie al carry trade proprio sui titoli di Stato, infatti, le banche hanno contabilizzato importanti plusvalenze nel primo trimestre dell'anno. Prima c'era troppo ottimismo: ora, invece, eccediamo in pessimismo».
Auto e utility in frenata
Già, il pessimismo: ieri non ha colpito solo gli istituti di credito. Il calo in Europa è stato trasversale a diversi settori: dalle risorse di base (-4%) all'automotive (-3,8%) fino all'Oil & Gas (-3,05%). Paradossalmente, proprio a Milano che ha bruciato oltre 17 miliardi in market cap, le banche non sono state il comparto peggiore: l'hi-tech, anche a causa del tonfo di St (-8,19%), ha perso di più (il 7,24%). «Questi settori – sottolinea Luca Ramponi, direttore investimenti di Aureo gestioni Sgr -, a differenza delle banche, sono scesi soprattutto per i timori sulla congiuntura. I dati negativi dell'occupazione Usa, pubblicati venerdì scorso, e il calo di ieri della fiducia delle Pmi statunitensi preoccupano. L'eventuale rallentamento dell'economia americana», con la recessione a macchia di leopardo in Europa, «e la stessa Cina che, a marzo, ha ridotto le importazioni» è un lusso che l'Occidente non può permettersi. Se il motore della crescita non si riaccende, l'austerity europea e la riduzione del debito (privato e pubblico) si trasformeranno in un pericoloso boomerang. «Gli operatori lo sanno, e vendono i titoli: soprattutto quelli dei gruppi poco esposti ai mercati emergenti».
Il pharma resiste
In un simile scenario, non è un caso che nella "brutta" giornata di ieri i titoli europei anti-ciclici abbiano resistito meglio: dall'health care (-0,02%) fino all'alimentare (-0,39%). Si tratta di società quali, ad esempio, Astrazeneca (+0,4%) o Glaxo Smith Kline (+0,38%) che soffrono meno l'eventuale calo della congiuntura. Medicine e cibo, infatti, sono beni la cui richiesta è più resiliente alla discesa della domanda aggregata. «All'auto la famiglia può rinunciarci; alla pillola per curarsi, evidentemente, no». Peraltro, queste aziende spesso hanno buoni flussi di cassa e garantiscono discreti dividendi: giocoforza, a fronte di Borse volatili (ieri il Vix è balzato del 10%), gli operatori comprano.
La partita Milano-Madrid
Al di là dell'andamento di titoli e settori, un evento ha però stupito molti risparmiatori. Quale? È presto detto: nonostante i maggiori timori siano sulla Spagna, la Borsa di Madrid ieri ha perso meno di Milano. «Il fatto – spiega Luca Barillaro, investitore di lungo corso – non deve meravigliare. Il peso dei titoli di Piazza Affari sui benchmark europei, cui sono esposti i fondi, è maggiore rispetto a quelli spagnoli». Giocoforza, chi vuole andare "short" sul tema del debito di Eurolandia «vende di più le banche italiane che non quelle di Madrid».
Il tema della speculazione
La motivazione tecnica, però, "divide" gli operatori. «Può essere – dice Spreafico -. Tuttavia, mi chiedo: cos'è cambiato rispetto a un mese fa? Poco o nulla. In realtà la liquidità, a caccia di rendimento, non aveva più temi su cui scommettere. Così si è ri-creata, anche attraverso report e articoli di giornali, la questione della sostenibilità del nostro debito per speculare al ribasso». «Non lo credo – ribatte Pio De Gregorio, capo della ricerca di Centrobanca -. Negli ultimi mesi c'è stato un mix positivo di eventi: dal decreto salva-Italia ai due Ltro della Bce fino alla ristutturazione del debito greco. Finita questa sequenza però sono tornati a galla, ben visibili, i problemi strutturali». I quali, giocoforza, rendono volatili Borse e spread. «Noi abbiamo garantito all'Ue il pareggio di bilancio nel 2013». Ai mercati, che sono "stupidi" «e non si chiedono quali le conseguenze di manovre eccessivamente deflattive, interessa solo quello». Non appena hanno il sentore che i conti non tornano sfruttano l'occasione. Come potrebbe accadere con le prossime aste sui governativi italiani. L'obbligo di politici e parti sociali, quindi, è quello di evitare, attraverso sterili polemiche, di prestare il destro a chi non aspetta altro che "shortare" l'Italia.

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