Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bufera sul Monte dei Paschi Bankitalia: ci hanno ingannati Il titolo crolla a Piazza Affari

MILANO — L’affaire Monte dei Paschi si ingrossa tanto quanto il titolo della banca senese si sgonfia (-8,43% ieri tra intensi scambi). In poche ore una vicenda di malagestio bancaria operazioni strutturate per occultare passate perdite multimilioniarie – si trasforma in un mostro a più teste. Diventa un tema della politica, in trance elettorale. Diventa uno scaricabarile tra istituzioni come la Banca d’Italia e la Consob. Mentre rimane, come spesso da un anno, una gatta da pelare per Siena, manager e azionisti Mps, chiamati domani a votare una ricapitalizzazione virtuale da 4,5 miliardi, per sbloccarne 4 in prestiti che il Tesoro sottoscriverà a febbraio. Nell’angolo Giuseppe Mussari – dimissionario dall’Abi e tra 2002 e 2012 protagonista bancario senese – diventa capro espiatorio di una stagione infelice, e vede avvicinarsi strali legali – l’azione di responsabilità è semiannunciata da banca e fondazione Mps, e «ineludibile» per il capo del Pd senese Niccolò Guicciardini – e giudiziari: la procura senese inquirente potrebbe ravvisare estremi di falso in bilancio e mancata comunicazione di vigilanza. Proprio oggi Mussari rischia il rinvio a giudizio per turbativa d’asta nell’udienza preliminare sulla privatizzazione del locale aeroporto.
In Parlamento il centrodestra attacca e chiede al Pd e al presidente del consiglio di riferire su Mps. «Il governo Monti – accusa Giulio Tremonti pur conoscendo la verità su Mps, l’ha nascosta al Parlamento arrivando fino al punto di porre la questione di fiducia ». Antonio Ingroia va oltre, affermando che «una qualche responsabilità nella vicenda Mps ce l’ha il governo Monti e chi l’ha sostenuto». «Capiamo qualcosa di più sul rapporto tra Pd e Monti», ha detto Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl. Il segretario del Pd ha replicato: «Nessuna responsabilità: il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche. Il Pd non c’entra un accidente». Ma Beppe Grillo, che sarà all’assemblea Mps domani, controbatte: «Bersani non è responsabile? Ma se il Pd è Mps». E l’outsider Pd Matteo Renzi: «15 Anni di cattiva politica rischiano di affossare Mps. Ci sono responsabilità evidenti in chi ha amministrato la città, e un eccesso di cattiva politica».
Le operazioni critiche, come ha precisato (su richiesta Consob) la banca, sono tre. “Santorini” e “Alexandria”, due strutturati con Deutsche Bank e con Nomura, dove Mps ha investito in Btp lunghi finanziandosi con pronti contro termine e trasformando cedole a fisse in variabili. «Nessun investitore al mondo, dal 2009, avrebbe immaginato neanche per un quarto d’ora di fare i soldi con un’operazione del genere», chiosa un banchiere svizzero; mistero sui moventi. Infine c’è “Nota Italia”, contratto con Jp Morgan nel 2006, venditrice di un credito strutturato, a cui Mps cedeva «un derivato con sottostante il rischio Italia», a copertura; derivato da poco chiuso, mentre il prodotto è «classificato nei conti».
«La vera natura di alcune operazioni Mps sulla stampa è emersa solo di recente, a seguito del rinvenimento di documenti tenuti celati alla vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza Mps – si legge in un’inusuale nota di Via Nazionale – Le operazioni sono ora all’attenzione sia della vigilanza sia dell’autorità giudiziaria, in piena collaborazione, per accertare le passate circostanze». Bankitalia, all’epoca dei fatti guidata da Mario Draghi, sente le orecchie fischiare, sia per il nulla osta all’acquisto (fine 2007) di Antonveneta al prezzo monstre di 9,5 miliardi cash, sia per avere lasciato correre la turbofinanza che ne seguì. Anche Consob sta scendendo in campo: a breve convocherà il collegio sindacale Mps e i revisori, sia attuali (Ernst&Young) che in auge all’epoca (Kpmg). Il presidente di Mps Alessandro Profumo e l’ad Fabrizio Viola sono in contatto stretto con la Commissione da giorni. Viola ha lanciato un “salvagente” ai controllori: «La possibilità delle autorità di conoscere compiutamente operazioni così complesse dipende da contabilizzazione e documentazione corrette. Qui sono mancate entrambe le condizioni». Se Mps deciderà ora di smontare i tre accrocchi finanziari, «nel suo esclusivo interesse e senza pregiudizio per la sua posizione giuridica e reputazionale», potrebbe perdere sui 500 milioni, portando a 2 miliardi circa il rosso 2012. Il cda del 6 febbraio deciderà e farà chiarezza. «C’è un rischio immagine per Mps – ha detto Profumo -. Con il lavoro attuale però torneremo ad avere la reputazione che ci meritiamo. E se ci saranno estremi per tutelare il valore patrimoniale della banca certamente noi ci muoveremo », contro i vecchi gestori.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Nell’anno della pandemia la Consob aumenta la vigilanza anche sul web e adotta nuove tecnologie a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doveva essere la prova generale per i contratti del Pnrr. Falsa partenza, invece, per il Concorso S...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

È l’eterno ritorno dell’uguale. Il giorno della marmotta applicato al lavoro. Ricominciano a c...

Oggi sulla stampa