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Bufera su Saipem, interviene la Consob

Che sarebbe stato un mercoledì di passione per Saipem dopo il profit warning di due giorni fa era prevedibile, con il titolo che è entrato nelle contrattazioni dopo un’ora e mezza di asta di volatilità e un ribasso teorico del 39% fin dalla prima mattinata. Meno scontata, forse, l’entità della perdita registrata alla fine di una tribolata seduta di Borsa con la società che ha lasciato sul terreno il 34,3%, a 20,01 euro, un terzo del suo valore. Tornando di fatto ai livelli di metà 2009 e bruciando in un colpo solo ben 4,7 miliardi di euro di capitalizzazione.
Una giornata drammatica, dunque, segnata anche dal triplice faro acceso dalla Consob che, dopo il “giallo” sul private placement di quasi 10 milioni di azioni della società (il 2,3% del capitale), ventiquattr’ore prima della revisione dei target, ha deciso di vietare per oggi le vendite allo scoperto su Saipem e di far luce sul collocamento curato da BofA-Merrill Lynch (si veda pezzo in pagina). Un’operazione lampo che ha fatto sorgere il sospetto, ancora tutto da verificare, di un abuso di informazioni privilegiate (insider trading).
Il crollo di Saipem – che ha visto ieri passare di mano 51,6 milioni di pezzi, l’11,7% del suo capitale – ha zavorrato Piazza Affari (-3,36%). Ma ha trascinato giù anche Eni, che controlla il 42,9% del gruppo guidato da Umberto Vergine – autonomo, però, operativamente rispetto al Cane a sei zampe – e che ieri ha chiuso a -4,71%: 45 milioni di pezzi scambiati nel corso della seduta contro una media giornaliera, negli ultimi tre mesi, di 10 milioni. «Eni ha avuto una “overreaction” – è il commento che circola tra i trader -. La società ha perso quasi il doppio di quanto avrebbe dovuto perdere se si fosse limitata a scontare solo l’impatto del pro quota in Saipem (1,9 miliardi, ndr). Alla fine sono rimasti sul campo 3,2 miliardi di euro».
Le rassicurazioni del cfo di Eni, Massimo Mondazzi, non hanno dunque sortito l’effetto sperato. «L’impatto per gli azionisti di Eni di quanto comunicato da Saipem – aveva spiegato ieri il manager del Cane a sei zampe – sarà nel 2013 di circa 200 milioni di euro, circa il 3% dell’ultimo utile annuale pubblicato da Eni». Per poi ribadire quanto sottolineato da Saipem dopo il profit warning, cioè «che la flessione sarà transitoria e si avrà una significativa ripresa già dal 2014» e che i principali progetti upstream di Eni su cui è impegnata Saipem «continuano come da programmi previsti».
Mercati molto nervosi, quindi. Che non si aspettavano evidentemente la revisione sui profitti 2012 e 2013 annunciata martedì sera dal ceo di Saipem, Umberto Vergine, subentrato a Pietro Franco Tali, che si è dimesso dopo l’inchiesta della procura di Milano su alcuni contratti in Algeria ed è stato poi raggiunto da un avviso di garanzia per questa vicenda. Nel corso della conference call con gli analisti, seguita al profit warning, Vergine ha provato a spiegare le ragioni del taglio delle previsioni, sottolineando alcuni ritardi nell’assegnazione di importanti contratti in Venezuela, Nigeria e Iraq (i cui benefici, quindi, sono solo posticipati) e attività ridotte in quelli con alti margini in Medio Oriente, Nigeria e Algeria, ma ribadendo poi che la società ricomincerà a correre nel 2014. Le sue riflessioni, però, non hanno fermato la raffica di downgrade che è arrivata dai broker alla luce delle nuove stime, con i “big” che hanno rivisto al ribasso le loro stime. Mediobanca ha ridotto l’obiettivo di capitalizzazione del gruppo a 8,4 miliardi di euro o 19 euro per azione dal precedente target di 29,7 euro evidenziando nel suo report che «oltre al trend shock sulla redditività vediamo rischi sulla reputazione e per gli investitori». Anche Credit Suisse e Deutsche Bank hanno poi “punito” il titolo, portando il prezzo, rispettivamente, da 35 a 20 euro e da 35 a 21 euro. Mentre Banca Akros, in un’analisi sul profit warning, ha rilevato «che si tratta di una revisione imponente delle nostre stime e del consensus inattesa e non prevedibile di questa grandezza. Di conseguenza abbiamo rivisto le nostre stime e il target price da 35 euro a 20 euro per azione». Un mercoledì da dimenticare, insomma. Su tutti i fronti.

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