Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bufera in Borsa sulle banche

di Alessandro Graziani

Bufera in Borsa sui titoli delle banche italiane dopo l'annuncio, a sorpresa, dell'aumento di capitale da un miliardo di Ubi Banca. Se uno degli istituti considerati a livello di sistema meglio capitalizzati, ha ritenuto di ripatrimolianizzarsi d'urgenza portando da subito il Core Tier 1 all'8%, allora per tutti l'asticella degli obiettivi patrimoniali si è innalzata. E il mercato sconta, o almeno così è stato ieri, un'ondata generale di ricapitalizzazioni in tempi rapidi, così come auspicato dal Governatore di Bankitalia Mario Draghi («le banche annuncino gli aumenti prima dell'esito degli stress test», previsti a giugno) e dal Ministro dell'Economia Giulio Tremonti. È sulla base di queste considerazioni che in Piazza Affari, in un contesto europeo negativo per l'intero comparto bancario a partire dagli istituti tedeschi e soprattutto irlandesi, i titoli delle banche hanno registrato un vero e proprio crollo. La più bersagliata dalle vendite è stata proprio Ubi Banca (-12,36%), in vista dell'emissione delle nuove azioni atteso a sconto rispetto ai valori di mercato. Ma la pioggia di vendite ha coinvolto anche il Banco Popolare (-6,92%), che pure ha da poche settimane chiuso un aumento di capitale da due miliardi. Anche in questo caso sembra pesare l'innalzamento dei target imposto da Ubi, che ha relegato il Banco nella fascia medio-bassa del sistema con un Core Tier del 6,5% (dopo il rimborso di 1,45 miliardi di tremonti-bond). Livello che però può salire al 7,6% con la conversione del prestito obbligazionario convertibile. Cui si aggiungono alcune cessioni, tra cui quella delle minorities di Ducato al Credit Agricole, che porterebbero oltre l'8% il Core Tier del Banco Popolare. Ma la furia del mercato, alimentata dalle vendite degli hedge sui principali titoli, non ha risparmiato nessuno. Nè il Monte Paschi, che pure aveva aperto in rialzo del 2% dopo i risultati migliori delle attese, che ha chiuso in calo del 4,55% e che "politicamente" non delibererà aumenti di capitale almeno finchè a maggio non sarà nominato il nuovo sindaco di Siena ("azionista di riferimento" tramite la Fondazione).

Colpiti anche i titoli delle due grandi banche, Intesa Sanpaolo (-4,53%) e UniCredit (-3,68%). Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo, il Core Tier 1 appena annunciato è del 7,9% mentre per UniCredit è dell'8,6%. In entrambi i casi, soprattutto per Intesa Sanpaolo, resta la possibilità di innalzare ulteriormente i ratios attraverso la cessione di asset non strategici. Ma è anche vero, e il mercato lo sta percependo, che il periodo non è affatto favorevole alla dismissione di asset. E che per le due grandi banche, soprattutto se a fine anno dovessero essere ricomprese nelle Sifi (le banche "too big to fail"), l'asticella del Core Tier 1 potrebbe essere innalzata al 10%. La settimana prossima Intesa Sanpaolo riunirà il consiglio di gestione per l'approvazione del nuovo piano industriale, da cui si attendono sinergie di costo e nuovo slancio alla redditività. «Se le banche ci presenteranno buoni piani industriali, le Fondazioni non si tireranno indietro dalle ricapitalizzazioni», ha commentato due giorni fa il presidente dell'Acri e della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti. Sia UniCredit che Intesa Sanpaolo, in prospettiva, potrebbero anche decidere di fare ricorso – anzichè all'emissione di azioni – al lancio dei contingent convertible bond (Coco bond), strumenti di capitale innovativi autorizzati dalle banche centralie finora utilizzati dal Credit Suisse e dal Lloyds Banking Group.

In forte calo in Borsa anche la Banca Popolare di Milano (-7,06%), che ieri a tarda serata ha approvato i conti del 2010 (chiusi con un un utile netto di 106 milioni (+2,3%) e un dividendo invariato a 10 centesimi). E il board ha bocciato l'ipotesi di aumento di capitale da 500-600 milioni proposto dal presidente Massimo Ponzellini che, per la prima volta dalla sua ascesa al vertice, si vede respingere una proposta di valore strategico. Ha pesato la netta contrarietà all'operazione dei sindacati-azionisti, cui fa capo la maggioranza del consiglio. Un clima di contrapposizione interna che certo non tranquillizzerà la Vigilanza della Banca d'Italia, che da pochi giorni ha chiuso un'accurata ispezione – durata oltre sei mesi – con focus anche sulla particolare governance della Bpm.

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il progetto di fusione tra Fiat-Chrysler (Fca) e Peugeot-Citroën (Psa) si appresta a superare uno d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Davanti alle piazze infiammate dal rancore e dalla paura, davanti al Paese che non ha capito la ragi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Erogazioni in crescita l’anno prossimo per Compagnia di San Paolo, nonostante lo stop alla distrib...

Oggi sulla stampa