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“Budget unico Ue il piano Juncker è insufficiente”

È la grande battaglia europea di Hollande e Renzi: cambiare politiche all’Unione, meno austerità e più investimenti. Ed Emmanuel Macron, 39 anni, ministro dell’Economia e astro nascente del centrosinistra francese, dice chiaro e tondo che non è vinta: «Il piano Juncker è stato un inizio, ma con debolezze note, visto che non mobilita fondi pubblici aggiuntivi», spiega in un salone di Palazzo Farnese, ambasciata della République a Roma. «Ci vuole flessibilità – dunque – per i Paesi come Francia e Italia che fanno le riforme. E una nuova solidarietà che faccia convergere le economie europee, che l’austerità ha divaricato ancora di più». Macron stima tra 500 e mille miliardi gli investimenti che mancano nell’Unione.
Una lacuna che potrebbe essere colmata creando un «vero budget dell’area euro, con un commissario responsabile». Proposta avanzata insieme al ministro tedesco Gabriel, e che potrebbe essere oggetto di una «cooperazione rafforzata tra alcuni governi ». Nucleo di un’Europa a due velocità.
Questione da mettere sul tavolo subito per evitare che la Ue sia preda dei populismi, dice Macron. Anche se in agenda ieri, nell’incontro con il ministro dell’Economia italiano Carlo Calenda, c’era un tema ancora più immediato: il dumping cinese sull’acciaio. Da mesi le industrie del Dragone, foraggiate dallo Stato, inviano in Europa prodotti a sconto del 30, 50 per cento sui prezzi di mercato. «Una concorrenza sleale», ha accusato Macron, rispetto a cui Bruxelles commette un «errore politico» rinunciando alla propria sovranità economica: «Nella Ue servono fino a nove mesi per adottare sanzioni tariffarie del 20%, negli Usa bastano due o tre mesi per sanzioni fino al 500%». Sul punto Parigi e Roma, che deve anche assicurare un futuro per l’Ilva, sono in sintonia. Si lavora perché la Commissione riduca i tempi delle istruttorie sulla concorrenza sleale. Ma soprattutto per alzare l’ammontare dei dazi, novità che potrebbe passare durante il prossimo semestre di presidenza slovacco. Vicine anche le posizioni sui trattati commerciali come il Ttip, avanti ma con cautela, e sul riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina: «Vogliamo che non sia automatico », ha detto Macron.
Sul piano della politica industriale poi Francia e Italia coordineranno gli interventi sulla manifattura 4.0, le fabbriche digitali, condividendo i rispettivi piani nazionali in arrivo, individuando aree di collaborazione, dall’energia all’automotive, e stabilendo degli standard tecnologici comuni da promuovere anche a livello comunitario.
Sintonia che non stupisce, visto che i problemi del governo di centrosinistra in Francia somigliano molto a quelli del centrosinistra italiano. Un’economia che stenta a crescere. Una riforma, il Jobs Act transalpino, che provoca agitazioni e scioperi a oltranza. Un consenso ridotto ai minimi, con la destra del Front National prima forza del Paese: «Non dobbiamo dare un peso eccessivo alle manifestazioni di questi giorni, andiamo avanti con la riforma del lavoro che vogliamo approvare entro l’estate», dice Macron, tra i principali bersagli polemici dei sindacati francesi per le sue posizioni liberali. E secondo molti anche un potenziale candidato per le elezioni presidenziali del 2017: «Quello italiano è stato un voto locale», risponde, non a caso, a chi gli chiede del trionfo 5Stelle alle amministrative. «Ma in tuta Europa, e anche su Brexit, dilaga il voto di protesta. Rilanciare la Ue è l’unico modo per evitare che vada ad alimentare i partiti populisti».

Filippo Santelli

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