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Budget Ue, trattative in salita

La Germania del cancelliere Angela Merkel cercava ieri sera di mediare tra i 27 nel disperato tentativo di trovare una intesa sul bilancio comunitario 2014-2020. Il Consiglio europeo di due giorni, iniziato con cinque ore di ritardo per via di incontri preliminari, appariva a molti diplomatici più difficile del previsto. A causa della crisi economica, il braccio di ferro è tra paesi ricchi, e non – come accaduto nelle passate trattative sulle prospettive finanziarie dell’Unione – tra paesi ricchi e paesi poveri.
«Non possiamo dire in questo momento che ci sarà un accordo. Le posizioni degli uni e degli altri sono ancora piuttosto distanti», ha detto la signora Merkel a Bruxelles, sottolineando di voler fare «tutto il possibile» perché si giunga a una intesa. Un membro della delegazione tedesca ha poi aggiunto che «l’impegno è molto molto difficile» e che «la via d’uscita potrebbe essere il bilancio annuale», mentre il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha parlato del rischio di “fiscal cliff”, di blocco del bilancio.
Il tentativo della signora Merkel era di trovare un terreno d’accordo soprattutto tra paesi ricchi (sempre più poveri). C’è chi vuole ridurre il bilancio (la Gran Bretagna); chi tenta di diminuire il proprio contributo (la Germania); chi vuole a tutti i costi uno sconto (la Danimarca); chi cerca di difendere gli aiuti ai settori politicamente più premianti come l’agricoltura e la coesione (la Francia e l’Italia). Prima del vertice, gli incontri a margine ieri pomeriggio si sono moltiplicati.
«La situazione non è facile – spiegava ieri sera un diplomatico -. In queste settimane la Germania si è schierata con la Gran Bretagna nel desiderio di ridurre la taglia del bilancio, scontentando non poco gli altri paesi, preoccupati da altri aspetti. A questo punto il tentativo tedesco è di riannodare il rapporto con gli altri stati membri, soprattutto con quelli della zona euro, che non capiscono l’atteggiamento della Germania di appoggiarsi a un paese che ha un piede fuori dall’Unione».
La discussione appariva ieri sera mettere a confronto da un lato l’Olanda, la Gran Bretagna, la Svezia e la Danimarca; e dall’altro la Francia, l’Italia, la Spagna e in parte la Polonia. «Il rischio in queste circostanze – aggiungeva il diplomatico – è di assistere a uno strappo, soprattutto se chi vuole ulteriori tagli, ossia il primo gruppo di paesi, insiste per ottenerli, mentre gli altri tirano nella direzione opposta». Il problema naturalmente è che l’accordo sul bilancio deve essere trovato all’unanimità dei 27.
Arrivando nella sede della presidenza del Consiglio europeo, il presidente del Consiglio Mario Monti è rimasto sul vago, chiedendo un bilancio che sia «coerente con gli obiettivi della crescita e con quello dell’equità». E ha aggiunto: «Ci batteremo perché entrambi si realizzino». Per il premier la partita ha anche un sapore di campagna elettorale. Non si può permettere un esito che possa essere considerato una sconfitta e che possa essere usato dai suoi avversari politici a due settimane dal voto in Italia.
Le prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013 prevedeva impegni, escluse le poste fuori bilancio, di 994,2 miliardi di euro. La proposta della Commissione per il periodo 2014-2020 prevedeva un totale di 1.047,5 miliardi. Durante le trattative del novembre scorso, poi fallite, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy aveva rivisto in calo la bozza dell’esecutivo comunitario, a 973,2 miliardi, poi successivamente a 971,9 miliardi. Ieri sera circolava la voce di possibili impegni per 960 miliardi.

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