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Budget ridotto alla formazione

La legge di Stabilità, approvata lo scorso 11 novembre, non lascia scampo a fraintendimenti: si parla di 20 milioni di euro per il 2015 e 120 milioni a decorrere dall’anno 2016 che l’Inps dovrà versare allo Stato e trattenere ai fondi interprofessionali per la formazione continua.

Un intervento che non può non suscitare reazioni e sul quale abbiamo deciso di sentire Rossella Spada, direttore del Fondo Formazienda.

 

Domanda. Come inciderà sul panorama dei fondi interprofessionali l’entrata in vigore del decreto legge n. 133/2014, convertito dalla legge 164/2014?

Risposta. I fondi interprofessionali vedranno ridursi il proprio budget e, quindi, le risorse da destinare alla formazione continua dei dipendenti delle imprese aderenti. Si parla di 20 milioni nel 2015, mentre dal 2016 la cifra sale a 120 milioni l’anno (a regime) trattenuti dallo stato a discapito del sistema della formazione finanziata dai fondi interprofessionali.

 

D. Già nel 2013 venne utilizzata una parte delle risorse dei fondi interprofessionali per finanziare la cassa integrazione, il cosiddetto «prelievo forzoso». La stessa soluzione viene adottata anche per l’anno in corso. Cosa ne pensate?

R. Nel 2013 aveva gravato sul sistema dei fondi interprofessionali per 189 milioni di euro; nel 2014 il prelievo effettivo ammonta a oltre 94 milioni e, in futuro, ammonterà agli importi già indicati. Parliamo di risorse sottratte al sistema dei fondi interprofessionali che – per loro natura – potrebbero anche essere destinate al finanziamento di programmi formativi a favore di coloro che si trovano in cassa integrazione e che, proprio grazie alla formazione, avrebbero maggiori possibilità di mantenere il proprio posto di lavoro, o di non precludersi l’opportunità di altre occupazioni.

 

D. Che differenza c’è tra il “prelievo forzoso” e i tagli previsti dalla legge di stabilità?

R. I prelievi del 2013 e del 2014 andavano a reperire dall’Inps sia risorse optate – quelle che gravano sulle quote destinate ai fondi interprofessionali – sia risorse inoptate – quelle che convergono all’Inps se un’azienda non aderisce a nessun fondo interprofessionale. Nel caso della legge di Stabilità in analisi, invece, l’intento normativo prevede l’aggravio solo sui fondi interprofessionali, sia per il 2015 che dal 2016. Una scelta discutibile considerato che per anni si è cercato di sensibilizzare le imprese ad aderire a un fondo per non precludersi la possibilità di utilizzare i contributi versati per formare i propri dipendenti.

 

D. Saranno i fondi interprofessionali a pagarne le conseguenze?

R. Sono le imprese, in modo particolare le micro e le piccole, a vedersi negata una chance in più per investire in competitività, poiché, di fatto, è nelle piccole realtà che corsi di formazione e di aggiornamento innovativi possono fare la differenza in un mercato del lavoro così specializzato e dinamico.

 

D. Alla luce degli interventi normativi introdotti, consiglia comunque alle imprese di aderire al Fondo?

D. Certamente, oggi più che mai! Basti pensare che nel 2013 abbiamo avuto un aumento del 300% circa di piani formativi finanziati rispetto all’anno precedente. La domanda ha dimostrato di essere in crescita e in alcuni casi ha superato l’offerta. Noi consigliamo l’adesione, convinti e consapevoli che le risorse sono sì ridotte, ma ci sono! Contattate i nostri uffici, o visitate il sito www.formazienda.com, nella pagina «Come aderire». Noi continueremo a fornire il massimo di opportunità alle imprese che ci scelgono.

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