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Budget al bivio tra rigore e crescita

In Germania e Francia promesse elettorali alla prova del giudizio Ue
Il filo rosso, almeno sulla carta, è l’intenzione di alleggerire il carico fiscale. Poi, però, ciascuno dei big è pronto a fare la sua gara, con un occhio alla politica interna e a Bruxelles. La Germania promette rigore prima di tutto, con una manovra annunciata a luglio «senza nuovo indebitamento», ma lo abbina a un aumento della spesa pubblica in alcuni settori-chiave. In Francia il governo continua a scommettere sulla ripresa e snocciola stime molto difficili da rispettare. L’Italia nella Nota di aggiornamento al Def chiede a Bruxelles e al Parlamento un margine sul deficit fino allo 0,4% del Pil (per arrivare al 2,4% anche nel 2017) e prepara una legge di Bilancio con misure di sostegno alla crescita. Sono questi gli assi lungo i quali si snodano le stime di finanza pubblica e le manovre per il prossimo anno dei tre big d’Europa alla vigilia dei test elettorali: il referendum costituzionale del 4 dicembre nel nostro Paese, le presidenziali in Francia di aprile e le politiche in Germania a settembre del prossimo anno. I budget dovranno essere inviati entro il 15 ottobre alla Commissione Ue, che esprimerà il suo giudizio a novembre.
La finanza pubblica
Berlino scommette su un proseguimento del ritmo di crescita (+1,7% quest’anno e +1,5% il prossimo), ma soprattutto esibisce un bilancio in pareggio e intende mettersi al passo anche con la regola Ue del debito, portandolo al di sotto della soglia del 60% entro il 2020 (e al 65% nel 2017). Difficile, invece, secondo gli economisti, che Parigi riesca a crescere dell’1,5% quest’anno e il prossimo come previsto dal governo, condizionando così anche l’altra stima cruciale su cui sono puntati gli occhi di Bruxelles: il deficit. La Francia è infatti sotto procedura per disavanzo eccessivo (al di sopra del 3%) e nel 2015 ha ottenuto una proroga fino al 2017 per mettersi in regola. Il governo, per ora, è sicuro di farcela e prevede di scendere al 2,7%, nonostante un aumento della spesa pubblica.
La partita più difficile in sede europea si giocherà proprio con Italia e Francia. Roma, che ha già beneficiato di una clausola di flessibilità di 19 miliardi per il 2015-2016, ora chiede un indebitamento netto aggiuntivo di circa 7,7 miliardi. Questa volta, ha spiegato lo stesso premier Renzi, non si tratta di una richiesta di nuova flessibilità, che la Ue non sembra più disposta a concedere, ma di un margine per circostanze eccezionali, come il sisma e le spese legate ai migranti. Le formule utilizzate non sono un semplice gioco linguistico. «La possibilità di beneficiare di sconti sul deficit dovuti a circostanze eccezionali – sottolinea Carlo Milani, direttore di Bem Research – è prevista dal fiscal compact. Un via libera della Commissione Ue alla richiesta è dunque teoricamente possibile. L’incognita potrebbe invece essere legata all’entità dello sconto. Bruxelles potrebbe, per esempio, decidere di sospendere il giudizio fino al prossimo anno per avere i dati sul consuntivo di spesa italiano legato a queste due emergenze. In questo caso l’ok al nostro Paese potrebbe anche essere abbinato a una nuova proroga per la riduzione del deficit francese». Il condizionale è però d’obbligo. Di certo non sarà una decisione facile, spiega André Sapir, senior economist del think tank Bruegel, «perché arriverà in un momento di riflessione sulla necessità di una riforma del patto di Stabilità. Un pacchetto di regole che hanno dimostrato di essere inadeguate e si prestano a interpretazioni arbitrarie. Una riforma è dunque necessaria e per farlo non è necessario modificare i Trattati». Il tema è anche oggetto di vivaci discussioni all’Eurogruppo, che ha preannunciato una proposta per novembre.
Le misure in cantiere
Un mese fa il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ha infranto un tabù e di fronte al Bundestag ha affermato che il suo paese ha «15 miliardi di margine di manovra per ridurre le tasse sul reddito per le fasce medio-basse» subito dopo le elezioni di settembre. Poi, come è successo già nel 2016, Berlino punta ad aumentare la spesa pubblica (+3,7%), con un focus su ricerca, istruzione, sicurezza e innovazione, e a destinare un tesoretto di 19 miliardi per l’emergenza migranti. In Francia dal 2017 inizierà il percorso di riduzione delle tasse sulle imprese dal 33,3 al 28 per cento. Il prossimo anno toccherà alle Pmi fino a 75mila euro di utili. Parigi annuncia anche una sforbiciata da 1 miliardo per le imposte sulle persone fisiche. In Italia la legge di Bilancio 2017 dovrebbe prevedere con tutta probabilità il taglio dell’Ires sugli utili di impresa dal 27,5 al 24 per cento. Nel menù ci saranno anche le misure per la pensione anticipata (Ape)e una serie interventi per la competitività.

Chiara Bussi

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