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Btp un paracadute lungo trent’anni

Triplicare il capitale con un investimento in Btp extra lunghi: si può fare e chiunque sarà manager di se stesso senza troppe complicazioni. Ma prima di buttarsi a capofitto in questa operazione previdenziale fa-da-te con i Btp trentennali bisogna essere sicuri di poterla portare fino in fondo: smettere a metà può far molto male al portafoglio.
Quando si decide di acquistare una qualsiasi emissione obbligazionaria con durata superiore ai 12 mesi, lo si fa tenendo conto di più fattori. Tra i più importanti, naturalmente, il rendimento effettivo a scadenza, che si ottiene solo a condizione che gli interessi percepiti vengano reinvestiti, acquistando quindi nel tempo altre quote parte dello stesso titolo che li ha prodotti. Non si tratta certo di un impegno difficile da assolvere, ma occorrono costanza e attenzione, per evitare che, a scadenza, l’importo nominale resti immutato, mentre il potere d’acquisto sarà sicuramente inferiore perché eroso dalla dinamica inflazionistica.
Modalità
Ed ecco la ricetta: con un Btp trentennale si può creare un capitale a scadenza importante e, al tempo stesso, esente da imposta di successione, caratteristica, quest’ultima, tipica dei titoli di Stato. Affinché il capitale investito inizialmente aumenti è però indispensabile attuare quella semplicissima strategia di reinvestimento del flusso cedolare. Facciamo un esempio: se si acquista un valore nominale di 25 mila euro di Btp 4,75% scadenza 1 novembre 2044, collocato poco più di un mese fa, all’atto del rimborso il valore nominale salirà a 88 mila euro. Con un investimento iniziale di 50 mila a scadenza se ne otterranno 177 mila euro. In ambedue i casi, la rivalutazione è pari a 3,5 volte circa. Se poi in questo inizio di luglio 2013 si decide di dar vita ad una sorta di polizza assicurativa a scadenza, e si opta per il Btp citato (Isin IT0004923998) si può giocare sul fatto che i prezzi sono scesi e che quindi si potrebbe godere di uno sconto di circa mille euro (perché le quotazioni sono sotto 100) sia sui 25 mila, il doppio sui 50 mila. Il valore esatto dipende come sempre dalla quotazione che il titolo ha sul mercato. Poi, con cadenza semestrale, si diverrà i gestori della parte di patrimonio occupata dal Btp extra lungo. L’accredito degli interessi, a marzo e settembre di ogni anno, è fisso ed ammonta a 519,53 euro a fronte di un valore nominale di 25 mila, e a poco più di mille nel caso dei 50 mila. Attenzione, però: l’importo minimo per sottoscrivere nuove quote dello stesso titolo è mille euro. Ne consegue che nel caso dell’importo nominale inferiore (25 mila euro) in alcune occasioni non sarà possibile acquistare la quota minima, ma occorrerà accantonarla, in attesa di sommarla alla nuova cedola che verrà accreditata.
Strategia
Attuando questa paziente strategia, volta quindi ad utilizzare il solo flusso di liquidità prodotto dagli interessi, all’atto del rimborso il possessore dei titoli incasserà 87.604 euro di valore nominale, già al netto dell’imposta del 12,50% sul disaggio d’emissione (differenza tra prezzo di collocamento, 97,221, e il valore nominale, 100) e sul capital gain, cui andrà sommato il valore dell’ultima cedola accreditata — 2,086 euro che non potranno essere reinvestiti — e il residuo di liquidità dei sei mesi precedenti (differenza tra somma a disposizione, cedola incassata e costo per l’acquisto del titolo). Attuando la stessa politica, per il valore nominale doppio, a scadenza il valore complessivo sarà pari a 180.707 euro.
Il calcolo ipotizza un valore fisso di mercato a 100 e non prevede l’addebito di commissioni di negoziazione dell’intermediario, che, per importi bassi, è di solito molto contenuto. Quali sono i rischi? La lunga durata è di per sè un rischio: trent’anni sono molto lunghi. L’incognita più evidente è legata alla durata dell’emissione: strada facendo ad ogni ipotetica variazione di un punto dei rendimenti di mercato, il prezzo del Btp trentennale oscilla, in su o in giù, di 13 punti. Se per una ragione qualsiasi, si decide d’interrompere la strategia d’accumulo e i tassi in quella fase stanno crescendo, ci si può quindi trovare al cospetto di una perdita in conto capitale anche rilevante. Ma si può verificare l’effetto opposto — cioè un bel plus dovuto all’aumento delle quotazioni — se i rendimenti dovessero scendere.

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