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BTp trentennali sotto il 2%, spread a 89

Gli effetti del «bazooka» della Bce si sentono, e come, sui mercati finanziari. Gli acquisti dei titoli di Stato dell’Eurozona partiti lunedì stanno facendo crollare i rendimenti dei titoli di Stato sul mercato secondario (l’unica piazza in cui può intervenire l’istituto di Draghi per evitare che si configuri un aiuto di Stato secondo i limiti posti dai trattati europei) quanto sul mercato primario (gli investitori istituzionali comprano a mani basse le scadenze comprese da 2 e 30 anni forti del fatto di poter successivamente vendere alle banche nazionali dei 19 Paesi che adottano l’euro come moneta condivisa, secondo quanto previsto dalle regole del «quantitative easing» orchestrato dalla Bce).
Sta di fatto che ieri è stata un’altra giornata da leoni per i titoli di Stato dell’Eurozona. Ne ha approfittato il Tesoro italiano che è riuscito a collocare BTp a 3, 7 e 30 anni per un controvalore complessivo di 7,5 miliardi fissando cedole ai minimi. Il titolo a 3 anni è scivolato allo 0,15%, 30 punti base in meno rispetto all’ultima analoga emissione di febbraio. Forte la domanda, pari a 4,69 miliardi, con un rapporto di copertura pari a 1,88. Nella seconda asta il Tesoro ha collocato BTp a 7 anni per 3 miliardi con un forte calo anche qui dei rendimenti, scesi di 52 punti base allo 0,71%. La domanda è stata 1,49 volte l’importo assegnato e pari a 4,46 miliardi. Clamorosa poi la discesa dei rendimenti sulla scadenza a 30 anni che, come visto, rientra nella coperta offerta dalla Bce ed è stata per certi versi la notizia più eclatante della manovra di allentamento monetario di Francoforte. Il rendimento del BTp a 30 anni è crollato all’1,86% rispetto al precedente 3,29%. Alta la domanda (1,57 volte l’offerta di 1,57 miliardi).
Forti acquisti anche sul mercato secondario dove stanno intervenendo direttamente le banche centrali dei rispettivi Paesi dell’Eurozona. Da lunedì a mercoledì sono stati acquistati 9,8 miliardi di euro di titoli di Stato (di cui 2,1 miliardi dalla Bundesbank). Lo ha detto Benoit Coeuré, del direttorio Bce. La scadenza media dei titoli comprati è di 9 anni e Coeuré ha detto che la Bce è «in carreggiata per l’obiettivo di marzo» di 60 miliardi mensili. Anche questo ha contribuito a schiacciare i rendimenti sul secondario. Nel corso della giornata i tassi del BTp a 10 anni sono scesi all’1,04% per uno spread con il rispettivo Bund tedesco a 84 punti, il livello più basso dall’aprile del 2010. A fine seduta i rendimenti sono un po’ risaliti, e con essi lo spread che ha chiuso a 89 punti, due punti in meno della Spagna, nei confronti della quale l’Italia conferma il sorpasso avvenuto a inizio settimana.
Il mercato azionario si è invece preso una pausa di riflessione. Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,11%. Pressoché invariate anche le altre principali piazze che possono esibire forti rialzi da inizio anno. Il Ftse Mib è salito del 20%, il Dax di Francoforte del 21%, mentre il Dow Jones e l’S&P500 sono poco sotto la parità. Più vicino alle performance di Wall Street, il Ftse 100 di Londra (+3%), complice anche qui l’attesa di un rialzo dei tassi da parte della Bank of England.
Specularmente il dollaro continua ad essere sostenuto, sui massimi degli ultimi 12 anni nei confronti dell’euro che vale 1,05 biglietti verdi. Secondo Gerry Rice, il direttore comunicazione del Fondo monetario internazionale, il movimento sul dollaro «è in linea con i fondamentali, in gran parte atteso visti certi cambiamenti nel contesto globale come il notevole calo del prezzo del greggio, l’aumento della divergenza negli outlook delle principali economie in termini di crescita e inflazione e le notevoli differenze nell’approccio alle politiche monetarie».
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