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BTp sotto il 4%, cade lo spread

Obiettivo 240 punti di spread. Tanto vale sul mercato l’incarico per formare un nuovo governo, previsto per oggi, dopo le consultazioni di Giorgio Napolitano con i partiti. Era l’ultimo passaggio, difficile e lacerante per alcune forze politiche che hanno rimesso nelle mani del due volte Presidente della Repubblica il compito arduo di definire l’assetto dell’esecutivo. Per tutto il giorno gli operatori hanno monitorato le dichiarazioni dei capigruppo fino a seguire in streaming la direzione del Pd che si è riunita prima di salire al Colle.
Quanto basta per scatenare i bookmaker inglesi che nel pomeriggio davano testa a testa le candidature di Enrico Letta e Giuliano Amato, davanti al presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo, mentre scemava ora dopo ora il nome di Matteo Renzi. I mercati promuovono l’azione del Presidente rassicurati dal mandato forte che avrà il futuro premier per un governo pronto ad affrontare le riforme suggerite dai saggi, a cominciare dalla riforma elettorale. La reazione positiva di lunedì è proseguita ieri con Piazza Affari che, dopo avere messo a segno un guadagno del 2,9%, è tornata positiva dall’inizio dell’anno. Una seduta brillante soprattutto sul fronte obbligazionario: lo spread ha continuato a scendere fino a 268 centesimi da 284 del giorno precedente, tornando ai livelli precedenti le elezioni. Un trend che ha trascinato al ribasso il rendimento del decennale al 3,94%, rompendo la fatidica soglia del 4% per la prima volta dal 2010, un livello visto prima dello scoppio della crisi del debito sovrano. E gli acquisti vanno forte anche sui titoli a breve, protetti dallo scudo Bce, con il BTp a due anni che ha aggiornato i minimi storici.
Livelli importanti toccati alla vigilia dell’asta: oggi il Tesoro colloca CTz a 24 mesi e BTp-i a 15 anni per un importo complessivo massimo di 3,25 miliardi. Il CTz, la settima tranche scadenza 31 dicembre 2014, sarà in asta per un importo compreso tra un minimo di 2 e un massimo di 2,5 miliardi. Per il BTp-i, in scadenza il 15 settembre 2023, con cedola annuale al 2,60%, l’importo sarà compreso tra 500 e 750 milioni. Venerdì si replica con l’asta BoT a 6 mesi (ottobre 2013) fino a 8 miliardi di euro.
Se il ministero del Tesoro esulta, c’è chi, invece, mette in guardia. Per l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani, «lo spread a 300 punti base è narcotizzante per il sistema politico che crede vada tutto bene». Cucchiani ha anche tracciato alcune priorità per il nuovo esecutivo: pagare i debiti della pubblica amministrazione, «cedere asset che lo Stato non usa granché bene, riforme strutturali che con la disoccupazione giovanile al 38% sono un dovere morale».
Protagonista dello sprint dei Paesi del sud Europa è stata la Spagna che ha contagiato gli altri Paesi: l’asta di titoli di Stato da 3,01 miliardi di euro a 3 e a 9 mesi ha visto scendere i rendimenti sotto quelli italiani, nel primo caso allo 0,12% dallo 0,28 della precedente emissione contro il BoT che quota attorno allo 0,20 per cento. Per la scadenza più lunga il rendimento ha toccato lo 0,79% dall’1,007 per cento. In chiusura lo spread del titolo decennale si è attestato a 301 punti base e il rendimento al 4,27 per cento. Se i mercati periferici volano, sostenuti dalla liquidità immessa sui mercati dalle banche centrali e dalle aspettative crescenti per le prossime mosse della Bce, gli operatori puntano gli occhi sull’Irlanda dove il titolo di Stato decennale viaggia ora al 3,46%, 50 centesimi sotto i livelli del BTp. Un esempio di risanamento dal momento che l’economia mostra segnali di forte ripresa. Deludenti invece i dati sull’economia tedesca pubblicati ieri: l’indice Pmi composito (servizi e manifatturiero) ad aprile è uscito in calo per la prima volta in cinque mesi, rischiando di compromettere le previsioni di ripresa per il motore economico dell’Eurozona. Tutti dati che finiranno sul tavolo dei consiglieri della Bce giovedì 2 maggio, aumentando le attese per un taglio dei tassi.

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