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BTp, scendono i rendimenti in asta

Il crollo dei prezzi delle materie prime, il rallentamento della Cina e delle economie emergenti sono fattori che deprimono la dinamica dei prezzi. E ciò non contribuisce alle prospettive di crescita in Europa e nel resto del mondo. In questo contesto si può facilmente leggere, da una parte la debolezza e la volatilità che ha caratterizzato i mercati azionari mondiali nell’ultimo periodo, dall’altra il momento decisamente positivo che sta attraversando quello obbligazionario. Soprattutto in Europa dove la Bce sta attuando il suo Quantitative easing, un piano finalizzato a contrastare il rischio deflazione che, secondo l’opinione di molti, dovrebbe essere potenziato per non risultare inefficace. Il mutato contesto internazionale ha riportato le aspettative di inflazione nell’area euro sui livelli di inizio anno e, con una dinamica dei prezzi che stenta a riprendersi, la scommessa di molti è che la Bce sia di fatto costretta ad incrementare o allungare la durata del piano di stimoli monetari. A tutto vantaggio delle quotazioni dei titoli di Stato.
In quest’ottica si spiega perchè, dopo il maxi-storno di inizio estate (innescato da alcuni dati sull’inflazione migliori delle attese) gli investitori siano tornati nell’ultimo periodo a puntare sui bond governativi del Vecchio Continente, preferiti di gran lunga alle martoriate azioni. Questo clima ha consentito al Tesoro italiano di rifinanziarsi facilmente sul mercato primario. Ieri era in programma un’asta di titoli a lunga scadenza per un ammontare massimo di otto miliardi di euro. Questo obiettivo è stato raggiunto senza problemi e a costi contenuti: per il nuovo BTp decennale il tasso medio è infatti sceso dall’1,95 all’1,82% con una domanda che è stata pari a quasi 4 miliardi contro i 3 collocati, per quello a 5 anni il tasso è sceso dallo 0,84 allo 0,71% con una domanda di 3 miliardi e 123 milioni (più di una volta e mezzo l’offerta) mentre per il CCTeu a sette anni l’ammontare collocato è stato di 3 miliardi (4,179 l’offerta) ad un tasso medio dello 0,76 per cento. I buoni segnali registrati sul mercato primario riflettono il clima decisamente positivo sul secondario dove il tasso del titolo decennale italiano ha toccato un minimo all’1,72%, sui livelli di maggio, in linea con il resto del mercato obbligazionario.
È stata invece una giornata di assestamento per l’azionario, reduce da una serie di sedute in forte calo segnate dallo scandalo “dieselgate” da una parte e dalla rinnovata pressione su mercati emergenti, materie prime e azioni di società minerarie dall’altra. Dopo il tonfo di lunedì (-2,20% la perdita media dei panieri continentali) gli indici di Borsa hanno comunque faticato a mettere a segno il «rimbalzo» e, dopo una mattinata in leggero rialzo, nella seconda parte della giornata si sono indeboliti. Il saldo a fine seduta mostra una flessione dello 0,16% per il Ftse Mib di Milano, dello 0,61% per il Ftse 100 di Londra mentre a Parigi e Francoforte la chiusura degli scambi è stata invariata.
Gli investitori ieri si sono timidamente riposizionati sui titoli legati alle materie prime (società minerarie ed energetiche). Le azioni del colosso minerario Glencore, dopo il crollo di circa il 30% registrato lunedì, ieri hanno recuperato l’11,63% facendo rifiatare l’intero comparto che, dopo il -7% di lunedì ieri ha recuperato l’1,91 per cento. Nonostante il riposizionamento degli investitori nella giornata di ieri restano tuttavia i dubbi sulla tenuta di un settore, quello minerario, che si è fortemente indebitato in questi anni (favorito dai tassi di interesse ai minimi e dall’esplosione dei prezzi delle commodities) e che oggi deve fare i conti con una flessione di ricavi e utili che pregiudica la loro capacità di far fronte ai debiti contratti. Allo stesso modo restano i dubbi sulle ripercussioni del «dieselgate» sul comparto auto. Ieri l’indice settoriale Stoxx 600 non è riuscito a recuperare parte del terreno perso nelle ultime sedute chiudendo gli scambi invariato. Le azioni Volkswagen hanno messo a segno un altro netto calo del 4,13 per cento.

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