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Btp scadenze brevi per uscire dalla tempesta

di Marco Sabella

Ancora una settimana di passione per il mercato del reddito fisso. Una manciata di giorni in cui il differenziale di rendimento tra il Bund e il Btp a dieci anni ha toccato un massimo storico assoluto di 462 centesimi. Per poi ripiegare verso i 425 e risalire ai 455 della chiusura di venerdì scorso. Ma anche una settimana segnata dal taglio inaspettato dei tassi di interesse. La prima mossa di Mario Draghi al vertice della Bce è stata quella di ridurre il costo del denaro di area euro dall'1,50% all'1,25%.
Tutto questo mentre il G20 di Cannes ha evitato di impegnarsi in scelte forti sul finanziamento del fondo salva Stati (Efsf). Con conseguenze sui mercati che potranno essere valutate soltanto a partire da oggi.
La rotta
In questo scenario di grande incertezza i risparmiatori sono più che mai disorientati. Ed è per questo che i fund manager tendono a dare indicazioni improntate alla massima prudenza. Ridurre, quando possibile, la durata dell'investimento in Btp italiani, concentrandosi sulle scadenze a due e tre anni, che oggi pagano uno stratosferico interesse del 5,07 e del 5,63%; diversificare il portafoglio in emissioni con rating tripla A di paesi di area euro e non (vedi articolo a fianco), anche a costo di rendimenti miseri; cercare occasioni di investimento fra quei titoli — a torto considerati di nicchia — come i Cct e i Btp con rendimento agganciato all'inflazione (inflation linked), le cui quotazioni sono state massacrate dalle turbolenze di queste settimane ma che potrebbero diventare autentiche pepite d'oro, (se e) quando la situazione generale dei mercati tornerà a normalizzarsi.
Un punto su cui tutti concordano è l'effetto positivo del taglio dei tassi. «La riduzione del costo del denaro decisa dalla Bce, soprattutto se accompagnata da un ulteriore taglio entro la fine del 2011 non potrà che giovare alle emissioni con scadenza più breve, sebbene abbia scarso impatto sulla riduzione della volatilità di spread e quotazioni», commenta Antonio Mauceri, amministratore delegato di Augustum Opus Sim. «La mossa a sorpresa della Bce è sicuramente un buon segnale, anche se è ancora presto per parlare di un nuovo orientamento di Francoforte nella gestione della crisi», aggiunge Jacopo Ceccatelli, specialista del reddito fisso di JC&Associati Sim, una società indipendente di consulenza agli investimenti.
Cautela
Nella gestione operativa del portafoglio meglio continuare a muoversi con la massima cautela. «I Btp a dieci anni, che venerdì hanno raggiunto un rendimento del 6,30% sono estremamente volatili. A questo punto, dopo che lo spread con il bund ha largamente superato i 500 centesimi per le scadenze inferiori ai 5 anni, conviene concentrare il portafoglio sui Btp a breve termine, con durata non superiore ai 2-3 anni, e rinunciare a un punto di rendimento rispetto al decennale in nome di una maggiore stabilità delle quotazioni», suggerisce Mauceri.
Decisamente più radicale la scelta di Ceccatelli, convinto «che a questo punto nessuno scenario di uscita dalla crisi possa essere escluso». Una frase che allude all'eventualità di un «haircut» (riduzione del valore di rimborso) anche per il debito italiano. Coerentemente con questa visione pessimistica lo strategist preferisce «non detenere più del 35% del totale di portafoglio in Btp italiani». E spalmare il restante 65% «tra Bund tedeschi e emissioni tripla di paesi non aderenti all'euro, come Svezia, Norvegia, Australia». Meglio evitare, secondo Ceccatelli le emissioni tripla A di paesi come la Francia, «perché il rating del paese è sotto osservazione», o di Austria e Olanda, «che rendono qualche decimale in più rispetto al Bund ma sono meno liquide».
Contro una tale strategia insorge Elisabetta Villa, gestore obbligazionario in Anima sgr. «Sinceramente non me la sentirei di diversificare quote importanti di un portafoglio a reddito fisso in titoli che rendono lo 0,5%, come il Bund a due anni, o l',1,8% come il decennale tedesco». Soprattutto perché, quando sarà passata la tempesta, «le quotazioni del Bund si sgonfieranno rapidamente». Meglio allora, secondo il gestore, cercare occasioni alternative tra i Btp inflation linked, come l'emissione con scadenza settembre 2019, scambiato oggi a 81 e capace di generare, a questi prezzi, un rendimento «reale» (al netto dell'inflazione) del 5,22%.

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