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BTp, rendimenti ai massimi dal 1997

L'asta di ieri è stata ancora una volta il termometro della febbre che affligge la credibilità della Repubblica italiana. Il mercato chiede un prezzo sempre più caro per i titoli di debito pubblico a fronte della scarsa capacità mostrata dalla politica di trovare la coesione per riportare il Paese sul binario della crescita. Ma la fiducia in fondo resta e con la essa la consapevolezza che basterebbe in fondo poco per uscire dall'impasse attuale. I rendimenti, dunque, continuano a salire senza tregua: va segnalato quello del BTp decennale, la principale cartina di tornasole del rischio Paese nel suo rapporto con i Bund tedeschi di uguale durata. Una tranche di titoli decennali da 2,47 miliardi è stata collocata a un rendimento del 5,86%, sopra il livello massimo raggiunto ieri dal titolo sul mercato secondario (5,68%), anche se è meno elevato di quanto si aspettassero gli analisti. L'aumento del tasso rispetto alla precedente asta, che risale a fine agosto, è pari allo 0,64 per cento. È un prodotto ambito da investitori e risparmiatori che hanno risposto con una richiesta per 3,398 miliardi, con un tasso di copertura di 1,37 contro 1,27 della precedente edizione. L'impennata maggiore, però, si è vista sul BTp a tre anni, a riprova che le scadenze brevi continuano a soffrire di più delle altre anche perché sono fuori del mirino degli acquisti della Banca centrale europea. Sulla scadenza al 2014 sono stati collocati titoli per 3,14 miliardi: il tasso è balzato al 4,68% dal 3,87% dell'asta precedente del 30 agosto. Le richieste complessive sono state pari a 4,2 miliardi, con un tasso di copertura di 1,36 volte contro 1,32 di fine agosto.

L'importo complessivo aggiudicato ieri nelle quattro tranche di emissioni (oltre ai Btp anche Cct indicizzati all'Euribor) è stato pari a 7,9 miliardi, dunque al di sotto della soglia massima di 9 miliardi che poteva andare sul mercato. La domanda è stata ancora una volta sostenuta e pari a complessivi 11,5 miliardi, a riprova che comunque la fiducia degli investitori resta, anche se questi pretendono che la capacità di credere nell'Italia sia ben remunerata.

Anche lo spread, il differenziale tra Btp e Bund che da mesi fa da colonna sonora della crisi che attraversa la Repubblica italiana, si è mosso attorno ai 370 punti a ridosso delle aste per poi scendere sotto 360 punti (per la prima volta da inizio settembre) a metà pomeriggio. Anche se in realtà da ormai qualche giorno sono oscillazioni troppo simili perchè non vi si possa intravedere l'effetto stabilizzatore degli acquisti della Bce.

Il ministero dell'Economia ha collocato anche titoli per 1,3 miliardi con scadenza 2021 al tasso del 5,49 per cento e Ccteu al 2015 per 926 milioni con rendimento del 5,63 per cento. Anche in quest'ultimo caso c'è stato un aumento sensibile del rendimento, superiore a un punto percentuale, visto che nella precedente asta di fine agosto il tasso era stato pari al 4,52 per cento. Nel caso dei Cct l'importo offerto era comunque limitato, anche perché sono titoli meno ambiti dagli investitori: la richiesta è stata pari a 1,7 miliardi con un tasso di copertura di 1,88 contro 1,67 (a fronte di importi molto simili) dell'asta precedente di fine agosto.

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