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BTp pronti, «scossa» inevitabile

Il rendimento del BTp decennale, il titolo guida del debito pubblico dell’Italia e dei Paesi periferici dell’Eurozona, è atteso proiettarsi in risalita verso la nuova soglia del 3% dopo la vittoria del voto “NO” dei greci. E lo spread tra BTp e Bund, stando alle previsioni degli operatori finanziari ieri sera, rischia di tornare in zona 200-250 punti (dai 140-150 attuali) a causa dell’acuirsi, da ieri notte, del rischio di un default della Grecia sui titoli di Stato in scadenza il 20 luglio e in mano alla Bce e l’impennata del pericolo di Grexit. Da oggi infatti i mercati aumenteranno la probabilità dell’uscita dall’euro della Grecia, e dunque di un indebolimento della moneta unica. Un salto al 3%, dal 2,27% del rendimento del BTp decennale, con lo spread a 250 punti dagli attuali 145, se così dovesse risultare anche dopo svariate giornate di turbolenza, è notevole ma i livelli non sono elevati rispetto a quelli veramente drammatici del novembre 2011, quanto i rendimenti dei titoli di Stato italiani viaggiavano al 7-8% e lo spread orbitava attorno ai 550 punti. 
La volatilità, la fuga verso la qualità e l’avversione al rischio si riverseranno sui mercati con rabbia, oggi, perchè i prezzi e i rendimenti dei bond europei – soprattutto periferici – lo scorso venerdì in chiusura non scontavano il “NO” ma solo un’enorme incertezza con un probabile lieto fine favorevole all’euro. La turbolenza è destinata a protrarsi per giorni e per settimane perchè restano molti nodi da sciogliere e i titoli italiani saranno in prima linea.
I BTp tuttavia arrivano all’appuntamento del referendum greco, e all’inizio di un nuovo periodo di estrema instabilità, con le spalle coperte. E questo non soltanto grazie agli acquisti della Bce nell’ambito del programma Public sector purchase programme che sull’Italia è pari a 150 miliardi di acquisti in 19 mesi, equivalente a una media di 7,8 miliardi al mese con interventi che possono essere aumentati in caso di necessità. Per il Tesoro il primo semestre di quest’anno si chiude con il vento in poppa sulle aste del debito pubblico. L’Italia è il primo emittente di titoli di Stato nell’Eurozona, con aste quest’anno tra i 410 e i 420 miliardi: nel primo semestre il programma di raccolta è già arrivato a coprirne il 63% dell’intero importo, il secondo semestre delle aste sarà dunque più leggero. Inoltre, il costo medio all’emissione nei primi sei mesi dell’anno è crollato al livello record dello 0,74%,circa la metà rispetto a quello del 2014. Se anche i rendimenti dovessero risalire nel secondo semestre, il Tesoro avrà già spuntato costi di raccolta su tassi minimi senza precedenti sul 63% delle emissioni di quest’anno.
L’Italia è anche lo Stato debitore con il più impegnativo calendario di rimborsi di titoli in scadenza: nel primo semestre ne ha ripagati già per oltre 170 miliardi, una cifra vicina all’intero Pil della Grecia, o dell’Irlanda, o del Portogallo. Ma un altro elemento chiave mette l’Italia e il suo debito pubblico a riparo dai venti più forti delle turbolenze: la quota di titoli di Stato italiani detenuta da non residenti è calata attorno al 30% (se non il 25% se si escludono Bce e conti all’estero di italiani) dal picco del 52% pre-crisi. La percentuale dell’Italia, stimata nelle recenti statistiche di Eurostat al 33% è decisamente contenuta rispetto all’esposizione maggiore verso gli investitori stranieri del debito pubblico di Germania (56,8%), Francia (57%), Irlanda (62,3%) e Spagna (42%) .
E’ inevitabile che questa mattina il titolo di Stato che più di tutti sarà chiamato a fronteggiare in mare aperto il voto del referendum greco sarà il BTp. Gli occhi di tutto il mondo guarderanno all’andamento del rendimento del decennale italiano e al suo spread rispetto al Bund tedesco, per valutare la capacità di tenuta non soltanto dell’Italia ma dell’ intera eurozona periferica rispetto alla forza d’urto del contagio. E l’Italia, con i suoi 1.4700 miliardi di BTp in circolazione, è pronta a non deludere le attese sui mercati e a mantenere le barra dritta nella burrasca: l’Italia è più forte ora rispetto al 2011 perchè è uscita dalla recessione e ha in corso un programma massiccio di riforme. I BTp però da questa mattina non dovranno essere lasciati da soli a fronteggiare l’onda lunga del “NO” greco. La crisi del debito sovrano europeo può dare colpi di coda imprevedibili. Nell’aprile del 2014, quindi poco più di un anno fa, la Grecia ha collocato sui mercati un’emissione di bond a cinque anni con un rendimento del 4,95% , raccogliendo 3 miliardi. Gli ordini di acquisto su quei titoli greci, provenienti da 550 investitori da tutto il mondo, salirono a 20 miliardi. C’era euforia nell’aria. La Grecia mostrava i primi segni di crescita e attraeva gli investitori a caccia di un alto rendimento: la riconquista dell’accesso ai mercati è stata persa in un battere di ciglio, con il Governo Tsipras seduto al tavolo delle trattative del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia, scaduto il 22 febbraio 2015, prorogato fino al 30 giugno e ora cestinato.

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