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BTp, mini tassi in attesa dell’esame-banche

In asta il decennale va al minimo storico (1,24%) – L’impatto delle scadenze di mercato
Il risultato, in questo caso, è positivo. Le aste dei titoli di Stato italiano ieri sono andate a segno. Il Tesoro, nel suo complesso, ha collocato 8,5 miliardi di bond governativi. Il massimo preventivato con i tassi, che in fase di collocamento, sono scivolati sui minimi storici.
In particolare sono stati venduti 2 miliardi (3,2 miliardi la richiesta degli investitori) di BTp a cinque anni. Il rendimento, in asta, è diminuito allo 0,26%. Vale a dire un tasso che costituisce, per l’appunto, il minimo storico ed è inferiore dello 0,07% rispetto alla precedente vendita.
La dinamica è risultata, più o meno, la stessa rispetto al nuovo decennale. Qui l’importo assegnato è stato di 4,5 miliardi (1,28 il rapporto di copertura). Analogamente al fratello «minore» quinquennale, il saggio in asta ha toccato il valore storico più basso dell’1,24%. Una quota che implica la diminuzione di 12 punti base nei confronti del collocamento precedente.
Infine il CCTeu 2023: cioè il Certificato di Credito del Tesoro indicizzato all’Euribor a 6 mesi. Ebbene, a fronte di titoli venduti per un valore di 2 miliardi (3,093 i miliardi richiesti), il loro rendimento lordo (sempre durante l’asta) è scivolato allo 0,38%. Si tratta di una percentuale in calo dello 0,19% rispetto all’ultima vendita di CCTeu.
Attesa per gli stress test
Fin qui i numeri «nudi e crudi»: quali però le motivazioni di una simile dinamica? A ben vedere le cause sono molteplici.
«In primis – afferma Angelo Drusiani di Albertini Syz – il mercato sembra scommettere», almeno per il momento, «che i problemi legati alle banche italiane possano trovare una qualche soluzione».
Certo: gli investitori, proprio nella scorsa seduta, hanno venduto i titoli degli istituti di credito. Lo Stoxx Europe 600 Bank, sul nervosismo legato all’attesa per gli stress test di oggi dell’Eba, ha perso il 2,64%. Lo stesso comparto bancario, a Piazza Affari, ha chiuso in rosso del 2,97%. Ciò detto, però, «in un simile contesto – aggiunge Drusiani – il rapporto rischio-rendimento del BTp è considerato comunque interessante e, di conseguenza, si concretizzano gli acquisti».
Già, gli acquisti. A ben vedere c’è un altro elemento che incide sul mondo del reddito fisso. Quale? L’ombrello protettivo della Bce. Gli acquisti mensili (80 miliardi di asset, prevalentemente bond governativi) da parte della Banca centrale costituiscono un «muro» contro la speculazione ribassista.
A fronte di ciò gli operatori, a differenza di quanto accade nell’azionario, non si fanno troppi problemi e comprano laddove trovano rendimento. Per l’appunto anche, e soprattutto, sui titoli governativi italiani.
Questo non elimina, tuttavia, la continua ricerca di porti sicuri dove «ormeggiare» l’enorme quantità di liquidità elettronica in circolazione. In tal senso non stupisce che il rendimento del Bund decennale rimanga su valori al di sotto dello zero. Ieri il tasso del titolo ha chiuso in negativo dello 0,088% rispetto al rosso dello 0,077% di due giorni fa. A fronte di una simile dinamica lo spread tra Roma e Berlino è rimasto praticamente invariato: era 129 punti base mercoledì scorso; si è fermato, ieri, a quota 128,6. L’andamento è stato simile in quel di Madrid. Qui la differenza di rendimento tra il Bonos spagnolo e il titolo tedesco è rimasta di fatto ferma intorno a 117 basis point.
Le scadenze di mercato
Ma non è solo questione di banche o Bce. Ieri, sul risultato delle aste, hanno influito positivamente delle motivazioni tecniche. In particolare il fatto che, secondo quanto indicato dagli esperti, il prossimo 1 agosto scadranno circa 33 miliardi di euro tra titoli (26 miliardi) e cedole (7 miliardi). Una liquidità ingente che deve essere re-investita. Il collocamento del BTp, evidentemente, rappresentava una occasione interessante.
Fin qui alcune considerazioni sui titoli di Stato europei. Il mercato tuttavia, soprattutto dopo la recente riunione della Fed, continua a monitorare i tassi statunitensi. Ieri in serata il T-Bond decennale ha visto il suo rendimento scendere all’1,5%. La reazione, implicitamente, significa che gli investitori non si attendono la stretta monetaria a breve. Gli stessi future sui Fed fund, calcolati da Bloomberg, prevedono l’eventuale rialzo addirittura nel primo trimestre del 2017. In un simile scenario i tassi negativi di molti governativi europei (dal Bund all’Oat francese) non stupiscono.

Vittorio Carlini

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