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Btp la nuova mappa del Tesoro

di Angelo Drusiani

Sono passati dieci giorni dalla riduzione del grado di affidabilità di nove paesi europei da parte di S&P, una delle maggiori agenzie di rating internazionale. All'ampiezza della bocciatura che ha riguardato il debito italiano avrebbe potuto corrispondere un sensibile rialzo dei rendimenti dei titoli del Tesoro, Cct e Btp in particolare. I prestiti a cedola variabile e quelli indicizzati all'inflazione, infatti, non godono della protezione della Banca Centrale Europea, che non fa su questi titoli acquisti di sostegno.
Outlook
Le immediate previsioni post taglio del rating di affidabilità erano quindi tutte orientate per un sostanzioso calo dei loro prezzi. E, a parere degli analisti, neppure le quotazioni dei classici Btp, le emissioni a cedola fissa, sarebbero rimaste indenni. Il paragone con il livello di rendimento dei titoli irlandesi (circa un punto in più su tutta la curva), a cui è attribuito lo stesso rating assegnato ora all'Italia (BBB+), faceva temere che il prezzo del Btp decennale avrebbe finito per scendere a poco più di cinque punti al di sotto del valore della chiusura di venerdì 13 gennaio. Se la differenza di rendimento tra Dublino e Roma si fosse azzerata (Irlanda decennale al 7,47%, Italia decennale al 6,60%), fissandosi al valore più alto, il prezzo del Btp lungo sarebbe sceso da 89,03 a 83,51.
E invece è andata diversamente. I rendimenti, non i prezzi, sono scesi. Sia per l'Italia che per l'Irlanda, mantenendo una distanza che, venerdì 20 gennaio, si attestava intorno a un punto, con il 7,12% per Dublino e il 6,25% per i nostri Btp.
La severità nei confronti dei debiti dei paesi di area euro è quindi forse parsa eccessiva ai mercati. La fiducia nelle capacità del Tesoro italiano di far fronte ai propri impegni non è venuta meno tra gli investitori. Anche se, va sottolineato, il livello dei rendimenti a cui gli stessi investitori sono disposti a sottoscrivere i titoli di Stato italiani si mantiene su valori medio alti.
E questi livelli di rendimento, che superano di gran lunga quelli tedeschi, ma anche quelli di altri Paesi, non è da escludere che rimarranno ancora per qualche mese. Il Tesoro dovrà infatti affrontare un periodo complesso, perché imponenti sono gli importi dei titoli da proporre al mercato. Basti pensare che tra l'1 e il 29 febbraio prossimi saranno circa 75 i miliardi di euro da collocare, per finanziare titoli in scadenza e cedole da pagare agli investitori.
Richieste
Il buon esito delle aste di gran parte dei governi di area euro meno virtuosi della Germania (Spagna e Francia in testa) rappresenta un buon viatico per le nuove richieste del Tesoro italiano. A partire da domani verranno comunicati quantitativi e tipologie di titoli, mentre tra giovedì e lunedì prossimi avranno luogo alcune aste. Non saranno le uniche occasioni da sfruttare, perché, oltre alle sottoscrizioni in offerta, il mercato secondario è prodigo di occasioni.
I prezzi di alcuni Cct e Btp indicizzati all'inflazione invitano a destinare loro una quota del patrimonio. Aggiungendo l'attuale costo della vita (3%) il Btp 2014 supera il 7% lordo, se si ipotizza un'inflazione intorno al 2% si scende intorno al 6%, con un rendimento comunque superiore al titolo tradizionale di pari durata (intorno al 4%). Analoga strategia può essere applicata ai Btp con durata almeno quinquennale, perché la loro redditività è particolarmente interessante (5,22%).
La scelta migliore resta comunque una corretta diversificazione sia tra i debitori, sia tra le durate da immettere in portafoglio. Privilegiare seppure di poco i titoli italiani, assegnando loro il 35% circa, può essere una politica di gestione per un profilo di media rischiosità. A seguire un 25% ciascuno ai titoli del Tesoro tedesco e francese e un 10% pro capite a titoli finlandesi e austriaci. E infine la quota da attribuire alle scadenze: 50% fino a tre anni, 35% fino a cinque anni e 15% fino a dieci anni. Spingersi sulle durate medio lunghe è una sfida accettabile, dal momento che non sono in previsione aumenti del tasso di riferimento in area Ue. Una crescita economica faticosa e quindi un costo della vita che dovrebbe diminuire quest'anno, potrebbero assicurare la stabilità del tasso ufficiale della Banca di Francoforte.

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