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BTp Italia, richieste per 17 miliardi

La quarta emissione del BTp Italia si chiude con un successo che va oltre le aspettative. Nella due giorni d’asta conclusa ieri, il Tesoro ha venduto infatti 17,05 miliardi di euro di titoli legati all’inflazione italiana. Un ammontare quasi doppio rispetto alle previsioni, che si fermavano sotto i 10 miliardi. Ma il risultato è praticamente allineato a quello – giudicato ai tempi come clamoroso – dell’asta di ottobre 2012, quando il terzo Btp Italia registrò una raccolta pari a 18 miliardi. Dopo il collocamento record di lunedì, in cui sono stati assegnati 8,98 miliardi di euro, ieri gli investitori hanno fatto nuovamente incetta del nuovo titolo richiedendone 8,07 miliardi. E probabilmente, concordano gli operatori, si sarebbe potuto toccare un nuovo record – non auspicato dal Tesoro, che non intendeva appesantire le scadenze del 2017 – qualora la chiusura dell’asta non fosse stata anticipata alla serata di ieri. Confermato il tasso cedolare reale annuo, pari al 2,25%, che sarà pagato in due cedole semestrali per i quattro anni di durata.
A comprare il BTp Italia, concordano gli operatori, sono stati prevalentemente investitori retail, il cui peso «si attesta attorno al 60% della domanda complessiva», segnala Pietro Bianculli, responsabile collocamento obbligazioni di Stati sovrani di UniCredit, dealer dell’operazione assieme a Banca Imi. In questa categoria rientrano sia piccoli risparmiatori che investitori di profilo più elevato come quelli private: tutti desiderosi di mettere le mani su un titolo che, assumendo un’inflazione costante e pari all’1,60% annuo (dato di marzo), garantisce un rendimento totale lordo annuo del 3,85%, che si confronta con un 2,95% circa offerto da un BTp tradizionale di pari durata. La scarsa volatilità del titolo e la «giusta» durata (né troppo lunga, come i BTp a 7-10 anni, né troppo corta, come i BoT) in un contesto di disperata fame di rendimenti, e nonostante lo stallo politico italiano, hanno però convinto anche gli investitori internazionali qualificati, la cui domanda, segnalano alcuni operatori, si è aggirata attorno al 10-15% complessivo. «La risposta del mercato è andata oltre le previsioni del mercato e dell’emittente stesso – osserva Stefano Inguscio, responsabile del settore emissioni pubbliche sovrane di Banca Imi – ed è da ricondurre anche al buon timing del collocamento». Se è vero che lunedì scadevano infatti circa 17 miliardi di BTp (che hanno fornito supporto alla domanda), è anche vero che il mese di aprile non è contrassegnato da scadenze fiscali rilevanti, e questo può aver aiutato anche la domanda dei piccoli risparmiatori. Il mix di queste due componenti ha tenuto alta la media del valore dei contratti. Nei due giorni di collocamento sono stati registrati 196.509 ordini, per un taglio medio di circa 86mila euro.
Sul mercato secondario, invece, non si sono vissuti grandi scossoni. Lo spread tra BTp e Bund sui 10 anni è sceso lievemente, dai 309 a 303 punti.
Deboli le borse europee, in una giornata in cui l’Fmi ha tagliato le stime di crescita globale: Milano ha chiuso in calo dello 0,61% poco distante da Londra (-0,62), Parigi (-0,67%) e Francoforte (-0,40%).

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