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Btp Italia Quanto rende la cedola variabile

A spettando un nuovo Btp Italia, che potrebbe arrivare sul mercato tra qualche giorno. Il titolo agganciato all’inflazione italiana rappresenta uno dei maggiori successi dell’ultimo tormentato anno. La domanda da parte degli investitori italiani è stata fortissima, soprattutto ad ottobre scorso. Questo titolo piace perché, a differenza del Btp indicizzato all’inflazione d’area euro, fa riferimento ad un sistema di calcolo basato sul costo della vita nazionale, che, solitamente, è superiore a quella degli altri paesi che hanno adottato la moneta unica. E questa è una delle ragioni che ne consiglia la presenza nel portafoglio.
Prospettive
La quarta emissione di Btp Italia potrebbe essere imminente: circa un anno fa c’è stato il primo collocamento. A marzo 2012, e nelle due successive proposte, a giugno e ottobre dello stesso anno, il piazzamento ebbe luogo «a rubinetto». Nel senso che per quattro giorni lavorativi tutte le richieste sono state accolte, ad un prezzo prefissato pari a 100.
La caratteristica che più di ogni altra differenzia il Btp Italia dagli altri prestiti del Tesoro italiano non è solo il riferimento alla dinamica del costo della vita del nostro paese, ma la restituzione, ogni sei mesi, dell’inflazione maturata nel corso dei sei mesi stessi. In pratica, con cadenza 180 giorni, l’investitore incasserà non solo la cedola maturata, ma anche la relativa quota parte d’inflazione.
Il prossimo 26 marzo verrà pagata la seconda cedola della prima emissione, il Btp 2,45% 26 marzo 2016. Attualmente, il Dipartimento del Tesoro indica in 1,00735% il coefficiente d’indicizzazione per quella data. In assenza di variazioni, l’introito complessivo dovrebbe essere pari allo 1,234% di flusso cedolare e allo 0,735% di recupero d’inflazione, per un totale dell’ 1,969% lordo. Chi ha investito 10 mila euro incasserà circa 197 euro. Che sommati ai 273 euro pagati a settembre danno un incasso per interessi, in un anno, di 470 euro.
Dinamica
La diminuzione del valore, tra primo e secondo stacco degli interessi, è imputabile ad una minore dinamica inflazionistica. Dalla rilevazione degli ultimi sei mesi è emerso un rallentamento nella crescita del costo della vita, a causa dell’accentuarsi della recessione. A fine settembre scorso, infatti, la cedola lorda accreditata fu pari a 1,24332% e il recupero inflazione a 1,496%, per un accredito complessivo lordo di 2,73922%, a fronte di una cedola facciale del 2,45%. L’11 dicembre 2012 il primo stacco cedolare del Btp Italia con scadenza 11 giugno 2016, che paga una cedola facciale lorda del 3,45%, generò un flusso cedolare lordo dell’1,79241% e un recupero inflazione dello 0,981% (già in deciso calo rispetto a quello di settembre) per un valore complessivo pari a 2,77341%. L’accredito di interessi e recupero del tasso d’inflazione genera, in ogni caso, un flusso di cassa molto interessante.
Una seconda ragione a supporto della presenza in portafoglio di questi strumenti. Non è improbabile che, in prospettiva, a fronte della probabile ripresa dell’economia, nella parte finale dell’anno in corso, il costo della vita riprenda a salire con maggiore velocità. Ora è indicato al 2,40% circa su base annua. La terza ragione per acquistare questi titoli è la strategia da adottare quando l’accredito della cedola semestrale gonfia il conto corrente. Grazie agli interessi incassati è possibile riacquistare una quota parte degli stessi titoli che hanno generato il flusso di cassa. E in questo modo, all’atto del rimborso del titolo, il suo valore nominale sarà aumentato in misura rilevante. Recuperando, in pratica, grazie al nuovo apporto di capitali generato dagli acquisti fatti ogni sei mesi, l’inflazione maturata. Compresa la componente tabacco, che, nel calcolo dell’inflazione semestrale, non viene conteggiata.

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