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Il BTp Italia non scalda i piccoli risparmiatori

Il tasso reale (1,45%) decisamente più allettante rispetto alle ultime emissioni non ha stimolato (almeno per ora) la domanda dei piccoli risparmiatori verso il BTp Italia. Il primo (dei tre) giorni di raccolta dedicati agli investitori retail per il nuovo titolo (giunto alla quattordicesima edizione) indicizzato all’inflazione italiana (che in questo momento è all’1,6% ma potrebbe calare leggermente) si è chiuso con richieste per un controvalore di 481 milioni di euro. Il dato è piuttosto deludente se si considera che il primo giorno del precedente collocamento (maggio) è terminato con una raccolta per 2,3 miliardi. Siamo lontani anni luce dai massimi toccati in occasione della quinta edizione (novembre 2013) quando la prima seduta si chiuse con richieste per 16,84 miliardi.
Nel complesso il dato di ieri è il secondo peggiore della storia del BTp Italia: per trovare un debutto più arido bisogna tornare al giugno 2012 quando fu collocato il secondo BTp Italia nel pieno della tensione politica sull’Italia con lo spread BTp-Bund che volava oltre i 500 punti. Allora, nonostante il tasso reale fosse al 3,55% (il più alto mai battuto per la serie del BTp Italia) la domanda al primo giorno superò di poco i 200 milioni. La storia insegna quindi che i risparmiatori italiani mantengono un atteggiamento prudente dinanzi alle fasi di tensione sul debito sovrano e quindi tassi elevati non sono sufficienti per attrarre matematicamente capitali. Anche in questa nuova edizione il tasso reale (1,45% a cui poi aggiungere l’inflazione italiana e un premio fedeltà dello 0,4% per chi mantiene il titolo fino a scadenza, cioè per 4 anni) è obiettivamente interessante: basti pensare che in Germania i tassi reali sono a -2,5% e che appena sei mesi fa il precedente BTp Italia fu collocato allo 0,4% (poi aggiustato allo 0,55%) ma la durata del titolo era il doppio (8 anni) rispetto al nuovo BTp Italia. In sei mesi il quadro è quindi profondamente cambiato: il Tesoro è “costretto” ad offrire circa 100 punti base in più a fronte di un titolo che ha una durata inferiore di 4 anni.
Del resto non si tratta di numeri decisi a tavolino ma del riflesso di quanto già espresso dal mercato secondario. A maggio il tasso nominale dei BTp a 4 anni rendeva lo 0,36% mentre ieri quegli stessi titoli (che incorporano l’inflazione a differenza del BTp Italia a cui va aggiunta) rendevano il 2,33%, circa 200 punti base in più. Anche sui titoli a 10 anni, le proporzioni sono analoghe. Basti pensare che ieri lo spread BTp-Bund a 10 anni ha chiuso a 324 punti mentre a inizio maggio era a 120.
Il collocamento al retail del nuovo BTp Italia proseguirà anche oggi e domani. Giovedì sarà invece il turno degli istituzionali. C’è ancora tempo per recuperare ma va detto che dal punto di vista del timing il retail ha uno svantaggio: solo domani si saprà se la Commissione europea aprirà una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia sul mancato rispetto delle regole in merito alla legge di Bilancio. Un market mover del cui esito quindi solo gli investitori istituzionali saranno completamente a conoscenza prima di decidere se e quanto investire sulla carta italiana.

Vito Lops

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