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BTp Italia, boom da 17 miliardi

Il risultato è andato oltre le attese. La domanda, nella prima giornata d’offerta, per il BTp Italia (novembre 2017) legato all’inflazione del Belpaese è stata di 16,841 miliardi. Si tratta di un valore molto elevato: le previsioni più ottimistiche indicavano 10 miliardi. Il boom di richieste, da parte sua, ha provocato un duplice record: da un lato, il numero di contratti in giornata (224.878) è stato il più alto per questo tipo di strumento; e, dall’altro, la “voglia” degli investitori ha spinto il Mot a registrare il massimo storico in termini di contratti e controvalore. In un simile contesto, com’era prevedibile, il Tesoro ha deciso di avvalersi della facoltà di chiudere in anticipo il collocamento. Il buono italiano potrà essere così sottoscritto fino alle 14.00 di questo pomeriggio. Al di là delle scadenze temporali, quali i motivi che hanno solleticato l’appetito degli investitori? «In primis ha giocato – risponde Piero Grilli, responsabile trading sui titoli di Stato di Banca Akros (che con Banca Sella è co-dealer dell’operazione, curata invece da Bnp Paribas e Mps Capital Services) – il rendimento. Il tasso minimo reale del 2,15%», che probabilmente sarà quello definito dal Tesoro, «è discreto. Ad esso, poi, deve aggiungersi l’inflazione». Quell’indice Foi ex-tabacco, da prendere in considerazione nel caso specifico, che a fine settembre viaggiava intorno allo 0,8%. «Quindi, un rendimento complessivo maggiore, ad esempio, del BTp 2017 che ieri aveva un saggio di circa il 2,38%».
Certo, può obiettarsi che alcuni indicatori mostrano il rallentamento dell’indice dei prezzi al consumo. Alcuni azzardano pure la parola deflazione. E, tuttavia, devono ricordarsi due elementi. Il primo è che, ieri, il BTp non indicizzato con scadenza più vicina al titolo Italia rendeva intorno al 2,51%. Quindi, la cosiddetta «break-even inflation», cioè il livello minimo d’inflazione media annua che si deve verificare nei prossimi 4 anni affinchè il titolo in collocamento sia più conveniente del rivale «tradizionale», si colloca allo 0,36%. Un livello che, per adesso, è inferiore al costo della vita stimato.
Il secondo, invece, attiene alle caratteristiche stesse del titolo in collocamento. Se tenuto per tutti i 4 anni, al di là del premio fedeltà, il capitale viene interamente restituito. «Il pagamento dell’inflazione – ricorda Angelo Drusiani, di Albertini Syz – è realizzato semestre dopo semestre. Cioè, non c’è il saldo in un’unica soluzione alla scadenza, come negli altri titoli inflation linked». E quindi? «In quest’ultime ipotesi, se dovesse concretizzarsi la deflazione, l’investimento in conto capitale verrebbe decurtato di pari ammontare. Nel BTp Italia, invece, ciò non accade».
Fin qui alcune indicazioni sulla dinamica del collocamento del buono italiano. Quale, però, l’andamento ieri del mercato del reddito fisso? A ben vedere, l’ottimismo non si è trasferito dal BTp Italia sul mondo del secondario. Lo spread del buono italiano rispetto al Bund è rimasto stabile a 243 punti base. Il saggio del nostro decennale, però, ha archiviato la seduta in rialzo al 4,17% (era 4,11% due giorni fa).«È una dinamica che non stupisce – dice Drusiani -. Sul mercato secondario hanno maggiore impatto gli investitori stranieri». I quali sono meno sensibili «all’effetto “simpatia” che, al contrario, può avere contribuito a spingere le richieste di BTp Italia, soprattutto tra gli investitori retail».
Quegli investitori retail che, evidentemente, non hanno avuto troppa voce in capitolo nemmeno nell’accelerazione verso il basso del listini nel primo pomeriggio. Qui ha giocato l’interpretazione a «contrarian» degli istituzionali: l’Ism non manifatturiero statunitense migliore delle attese (55,4) ha indotto a pensare che la stretta della Fed possa avvicinarsi. Il che, ovviamente, ha spinto le vendite. Così, in Europa, Milano ha chiuso in calo dell’1,13%, Madrid ha perso lo 0,79%, Francoforte lo 0,31% e Parigi lo 0,82%. L’indice Stoxx 600, dal canto suo, ha ceduto lo 0,19%. Adesso, comunque, lo sguardo degli investitori è tutto per la riunione di domani della Bce. Il consensus non prevede il taglio dei tassi. Ma c’è attesa per le parole dell’euro Governatore Mario Draghi.

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