Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

BTp in asta sotto il 4%, vola la Borsa

Era da ottobre 2010 che il Tesoro italiano non vedeva in asta un tasso decennale sotto il 4 per cento. Più di due anni e mezzo fa. Un tempo lungo, che fa capire quanto positivo sia il momento che sta vivendo il debito tricolore. Dopo che nelle scorse settimane BoT e CTz sono stati assegnati a tassi minimi da record, ieri sono stati i BTp a fare centro. Sono stati assegnati tutti i 6 miliardi di euro di titoli a scadenza medio-lunga, a fronte di un’offerta compresa tra i 4 e i 6 miliardi. Nel dettaglio, il titolo a 5 anni (scadenza giugno 2018) è stato assegnato per 3 miliardi (su una forchetta di 2-3 miliardi), a un tasso del 2,84%, il minimo da ottobre 2010, in discesa rispetto al 3,65% dell’asta di fine marzo. Il BTp a 10 anni (maggio 2023), anch’esso collocato per 3 miliardi, ha visto scendere i rendimenti al 3,94% – cadendo anche in questo caso ai minimi da ottobre 2010 – dal 4,66% di marzo. In salita rispetto all’asta precedente anche la domanda degli investitori: il rapporto di copertura tra domanda e offerta si è attestato, nel caso dei quinquennali, all’1,361 dal precedente 1,22, e all’1,422 per il decennale (dall’1,33). L’entusiasmo degli operatori si è subito trasferito sul secondario, tanto che lo spread a 10 anni tra BTp e Bund è sceso a 271 punti base, mentre il differenziale con la carta spagnola a 10 anni é tornato sopra i 20 punti base. E a catena, a sovraperformare è stata anche la borsa italiana, non a caso trainata dalle banche: Milano, con un rialzo del 2,2%, è stata la miglior piazza d’Europa. Ma bene sono andate anche Parigi (+1,5%), Francoforte (+0,7%) e Londra (+0,5%).
Buona parte dell’ottimismo di ieri è da ricondurre ovviamente al varo del nuovo governo italiano. Un esecutivo di “larghe intese” che punta a realizzare le riforme istituzionali. Ma che, soprattutto, «rappresenta una rassicurazione sotto il punto di vista dei conti pubblici», dice Alessandro Giansanti, analista obbligazionario di Ing. L’Italia, anche alla luce delle indicazioni emerse dal discorso iniziale del premier Letta, conferma la volontà di non voler interrompere il percorso di risanamento dei conti pubblici avviato dal governo Monti. E questo è un motivo di grande conforto per gli investitori globali. A certificare questo impegno è stata anche la nomina a ministro del Tesoro di Fabrizio Saccomanni, apprezzato per le sue esperienze internazionali e in Bankitalia.
Alle ragioni più tipicamente politiche si affiancano poi due spinte all’acquisto più tecniche. La prima è legato ai rimborsi: domani scadono oltre 4 miliardi di euro di cedole, e questo inevitabilmente contribuisce a sostenere la domanda. La seconda ragione ha a che fare col rating. La conferma del rating italiano di Moody’s (a «Baa2») avvenuta venerdì sera, nonostante l’outlook resti negativo, ha allontanato il rischio di uno smottamento del giudizio italiano verso il temuto rating “junk” (“spazzatura”). Un sospiro di sollievo che ieri non è stato intaccato dalla nota (di fatto neutra) di Standard&Poor’s, secondo cui la formazione del nuovo governo guidato dal presidente del Consiglio Enrico Letta, «di per sé, non ha implicazioni immediate sul rating sovrano della Repubblica italiana», perchè «non è ancora chiaro se la nuova coalizione di governo sarà in grado di implementare riforme che mirano alla crescita economica».
Certo, i progressi italiani non bastano a spiegare il buon momento del debito tricolore. Non si può dimenticare che il debito dei paesi periferici gode pur sempre della rete di salvataggio “invisibile” allestita dalla Bce – le cosiddette Omt -, e che il mercato è colmo di liquidità iniettata a forza dalle banche centrali, che spinge gli investitori a cercare affannosamente gli asset con rendimenti più elevati. Resta il fatto che i BTp italiani continuano nel loro rally. E qualcuno lo inizia a ritenere forse eccessivo, considerato il fatto che le riforme attese (dal mercato del lavoro a quelle istituzionali) rimangono pur sempre sulla carta. E che il rapporto debito/Pil nel 2013 è oramai avviato verso il 130 per cento e oltre.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa