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Btp il nuovo miracolo italiano

Dalle stalle alle (quasi) stelle. Il percorso di riabilitazione dei Btp, cominciato nel dicembre 2011, ha portato nelle tasche delle famiglie e degli investitori istituzionali che ci hanno creduto guadagni davvero lauti.
L’indice dei nostri titoli di Stato — un paniere che comprende tutte le scadenze, da zero a trent’anni — si è infatti rivalutato del 18% in un anno. Una performance stellare, che nell’immaginario collettivo di chi investe e segue i mercati da sempre, viene in genere associato alle Borse esotiche quando sono in stato di grazia. Ma la crisi del debito ha capovolto il mondo, assegnando ai titoli pubblici dei Paesi in difficoltà — grigi e tranquilli per definizione storica — la lettera scarlatta di un rischio molto elevato. Un anno fa i nostri titoli, lunghi o brevi non faceva differenza, dovevano pagare il 7-8% di interessi e costavano sempre di meno: un marchio di sfiducia e un impegno enorme per rifinanziare le casse pubbliche.
Sui mercati, però, l’infamia del rischio viaggia sempre a braccetto con una potenzialità uguale e contraria di performance. E, finora, la faticosa marcia fatta di austerity e di sacrifici per allontanarsi dalle stalle è andata bene. Le stelle — diciamolo — sono ancora lontane. Ma possiamo cominciare a guardarle mentre saliamo la china del ritorno alla normalità.
Bilanci
Con i Btp, basta dare un’occhiata alla tabella, nel 2012 si è guadagnato il massimo. Si sono superate a sinistra le azioni tecnologiche — ultimamente un po’ in affanno dopo una lunga stagione di fasti —, le 50 aziende più rappresentative dei listini d’Europa e anche i giovani e scattanti indici azionari dei Paesi Emergenti. Per non parlare di Piazza Affari, che con il suo 6% arriva a rappresentare un terzo della performance messa sul piatto dal Tesoro italiano. Guadagnare sugli sforzi dell’Europa più debole per tornare affidabile e virtuosa non è una parabola soltanto italiana: qualche giorno fa il Financial Times ha raccontato la storia dell’hedge fund americano che ha guadagnato 500 milioni di euro in sei mesi per aver comprato tonnellate di titoli greci sei mesi fa, quando nessuno li voleva.
Nel 2012 si è ripetuto quel che i Btp — e gli altri titoli europei diversi dai bund — avevano già vissuto alla fine degli anni Novanta: la discesa dei rendimenti e il rialzo delle quotazioni (con guadagni a due cifre simili al 18% di cui parliamo oggi) dieci anni fa erano legati alla convergenza dei tassi necessaria per far nascere l’euro. Negli ultimi 12 mesi il processo si è ripetuto per non farlo morire.
E adesso? Un po’ di scaramanzia e molto realismo suggeriscono di non sperare che i Btp possano correre nel 2013 alla stessa velocità di crociera tenuta nell’anno del Drago (secondo l’oroscopo cinese) e di Mario Draghi, se consideriamo invece l’ascendente esercitato sui mercati dalla Banca centrale europea. La differenza di rendimento tra i Btp e i titoli di Stato tedeschi è ancora ampia (intorno ai 300 punti) sulle scadenze lunghe, mentre sui titoli più brevi il differenziale non supera i 200 punti. Lo spread, che ha ossessionato la politica e la vita privata di interi Paesi, non si è chiuso del tutto, ma non è più il baratro aperto di un anno fa.
Ricette
I gestori che senza fare grandissimi sforzi hanno guadagnato tenendo al caldo i titoli di Stato, sanno bene che nei prossimi 12 mesi dovranno inseguire diverse fortune. Dovranno muoversi, allungare le scadenze dei Btp che hanno in portafoglio o programmare cauti ritorni verso l’azionario domestico, svalutato e in disarmo come non mai.
Ma c’è di più. La riconquista del cielo per i poco virtuosi non dovrebbe più essere un movimento a senso unico. Per tornare in equilibrio, con stelle ugualmente visibili da tutte le finestre d’Europa, i rendimenti degli Stati più periferici dovrebbero sì scendere ancora un poco. Ma quelli tedeschi — oggi negativi sulle scadenze brevi e inferiori al 2% su quelle lunghe — dovrebbero invece un po’ risalire. Solo con una ridistribuzione più omogenea della fiducia la Vecchia Europa può sentirsi definitivamente meglio.

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