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BTp Futura, debutto con ordini per 2,37 miliardi

Il debutto del BTp Futura regala un’altra soddisfazione al Tesoro: ieri, nella prima giornata di offerta, il nuovo titolo ha raccolto ordini per 2,375 miliardi da poco più di 65mila contratti firmati dai piccoli investitori italiani ai quali è riservato. Cifre rotonde, che sembrano aprire una breccia anche nella tradizionale prudenza che guida i commenti di chi gestisce il debito pubblico italiano: il risultato «è andato oltre le nostre aspettative», ragionava nel tardo pomeriggio il Dg del Debito pubblico Davide Iacovoni, aggiungendo che «abbiamo raggiunto lo scopo di portare tanti cittadini anche con risparmi contenuti a entrare in questo titolo».

Gli uomini del direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera non erano ovviamente andati alla cieca, e nelle settimane scorse i carotaggi sul mercato avevano indicato che la strada era promettente, e che l’interesse dei risparmiatori italiani con i soldi parcheggiati sul conto in attesa di occasioni era alto. Ma c’è un altro dato che sostiene le analisi di Via XX Settembre : il valore medio dei contratti che si ferma poco sopra i 36mila euro, «abbastanza basso rispetto alle altre emissioni» come sottolinea Iacovoni, che indica l’adesione di un numero ampio di cassettisti con buona liquidità ma senza grandi patrimoni: esattamente l’obiettivo della strategia avviata con il BTp Futura che punta a riportare i Buoni del Tesoro nel conto titoli delle famiglie che negli anni hanno inscenato un lungo esodo verso altri lidi.

Com’è inevitabile, i confronti di tanti osservatori corrono al BTp Italia dei record, che nel suo primo giorno di offerta il 18 maggio aveva raccolto adesioni per 4,01 miliardi. Ma il confronto regge fino a un certo punto. Perché al di là della destinazione integrale dei fondi alle spese anticrisi, comune ai due titoli, nel BTp Italia era diverso il calendario di offerta, articolato in tre giorni contro i cinque previsti per il «Futura» salvo possibili chiusure anticipate da mercoledì in poi, era diverso il titolo, un cinque anni messo sul mercato in una fase di tassi più generosi rispetto a oggi. Ed era diverso anche il contesto: perché nella strategia delineata da Via XX Settembre nell’ultimo aggiornamento delle Linee Guida sulla gestione del debito pubblico il BTp Futura è il primo passo di un cammino lungo, che a medio termine punta a raddoppiare la presenza diretta dei piccoli investitori italiani nei Titoli di Stato, oggi ridotta a circa 62,5 miliardi (cioè il 3,1% del totale) secondo i dati aggiornati a fine marzo: il BTp Italia di maggio, con i suoi 14 miliardi raccolti dal retail, ha mosso le acque, e ora al «Futura» tocca il compito di proseguire in quella direzione con ritmi più lenti ma con un orizzonte più lungo.

La prossima mossa potrebbe arrivare in autunno. Ma ora ovviamente c’è da completare il primo bilancio dell’emissione: i tassi previsti per gli anni 5-7 (1,3%) e 8-10 (1,45%) sono per ora un minimo garantito, che potrebbe essere rivisto al rialzo in base all’andamento di questi giorni. Ieri, però, la curva è stata al ribasso.

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