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BTp Futura, debutto da 2,3 miliardi Sottoscritti oltre 50mila contratti

Buona anche la «terza» per il BTp Futura, il titolo di Stato con cui il Tesoro mira ad allargare la platea dei sottoscrittori retail del debito pubblico, coinvolgendoli nello sforzo teso a fronteggiare la crisi epidemica e rilanciare l’economia italiana e promettendo loro cedole indicizzate al Pil e premi fedeltà. Nel giorno del debutto, le sottoscrizioni si sono confermate sui livelli registrati nelle due precedenti operazioni dello scorso anno per il titolo (codice IT0005442089) i cui proventi saranno dedicati a finanziare le misure per la ripresa economica post-Covid e le spese per fronteggiare la pandemia, comprese quelle della campagna vaccinale.

Sono stati infatti oltre 50mila i contratti conclusi ieri, 2.900 in più di novembre, per un controvalore di quasi 2,3 miliardi di euro richiesti dopo i 2,3 miliardi sottoscritti nella prima giornata del collocamento di luglio 2020 e i 2,5 miliardi della seduta d’esordio di novembre. Ci sarà però tempo per provare a migliorare i risultati allora ottenuti (rispettivamente 6,1 e 5,7 miliardi) perché l’offerta, organizzata da Intesa Sanpaolo e UniCredit in qualità di dealer, si protrarrà fino a venerdì, quando saranno fissati anche i tassi cedolari definitivi, salvo possibile chiusura anticipata da mercoledì in poi.

Stavolta in effetti le condizioni proposte risultano più complesse al confronto dei due precedenti: il titolo ha scadenza addirittura 16 anni, anche se è prevista una «finestra» di uscita con un primo premio fedeltà (pari al 40% del valore complessivo) a metà del cammino. Al netto di possibili ritocchi dopo la conclusione del collocamento, il BTp futura atto terzo prevede come di consueto un meccanismo di crescita progressiva (step up) per i tassi con scalini quadriennali: 0,75% tra il primo e il quarto anno, 1,2% tra il quinto e l’ottavo anno; 1,65% e 2% per i successivi due periodi.

Nel complesso, per quanti decidessero di vendere i BTp Futura dopo 8 anni il tasso medio annuo oscillerà tra l’1,025% e l’1,125% in base del premio di fedeltà (che dipende dalla crescita del Pil dell’Italia) ma potrebbe ulteriormente variare perché l’uscita avverrebbe ai prezzi correnti e non alla pari (100) . Se invece si volessero mantenere i titoli in portafoglio fino alla naturale scadenza, il tasso medio annuo potrà oscillare tra l’1,525% e l’1,775% e si confronta in teoria con l’1,23% di un tradizionale BTp a 15 anni (mentre i titoli nominali a 8 anni rendono circa lo 0,54%).

L’obiettivo di coinvolgere in misura maggiore i risparmiatori italiani – la cui quota di BTp posseduta si è progressivamente ridotta fino a poco più di 150 miliardi, pari a circa il 7% del nostro debito pubblico presente sul mercato – si affianca anche all’esigenza di impiegare in modo produttivo il denaro che, anche a causa Covid, le famiglie decidono di lasciare in giacenza su conti corrente generalmente non remunerati, il cui livello ha raggiunto i 1.745miliardi di euro a fine febbraio. Un compito non facile, visti anche i tassi sempre più esigui offerti dai BTp, che impongono un allungamento delle scadenze a chi è in cerca di rendimento come dimostra anche il BTp Futura, giunto ormai a 16 anni.

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