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BTp e CcT si preparano ai grandi acquisti

Dal prossimo marzo e fino ad “almeno” tutto il settembre del 2016, il Tesoro potrà contare su un sottoscrittore d’eccezione e acquirente a senso unico sul mercato secondario dei titoli di Stato: la Bce. La Banca centrale europea acquisterà – non in asta – titoli di Stato con vita residua tra 2 e 30 anni al momento dell’acquisto, con cedole fisse, variabili e indicizzate all’inflazione: questo significa che il “bacino” italiano dal quale potenzialmente attingerà la Bce spazierà dai BTP ai CcT, inclusi i BTp indicizzati all’inflazione e il BTP Italia: 1.600 miliardi su 1.782 che includono BoT, CTz ed eurobond in valuta. 
Applicando su questo stock di titoli il tetto massimo del 25% per singola emissione, come annunciato ieri dal presidente Mario Draghi, il bacino si restringe a 400 miliardi circa.
L’importo degli acquisti mensili potenziali, inoltre, dovrà sottostare ad ulteriori due steccati: il rispetto della “capital key” paese per paese per distribuire equamente gli acquisti tenendo conto dei pesi del Pil nazionale sul Pil dell’Eurozona (la partecipazione dell’Italia al capitale della Bce orbita attorno al 18%) e il tetto annunciato ieri secondo il quale la Bce non potrà mai detenere oltre il 33% del debito pubblico di un singolo Stato. In quanto alla capital key, il Tesoro non sarà da solo a spartirsi la torta del QE: il rischio-Italia negli acquisti Bce sarà rappresentato anche dalle ABS e dai covered bond di emittenti italiani (banche) dalle obbligazioni emesse da agenzie pubbliche (non era chiaro ieri se tra queste la Cdp) e istituzioni pubbliche (bond di Regioni, province e città).
Resterebbero dunque tagliati fuori dal QE i BoT (in circolazione al 31 dicembre 2014 per 125 miliardi con durate da 3 a 12 mesi) e i CTz (in circolazione per 52 miliardi; pur emessi con durata di due anni dal secondo giorno dopo l’emissione hanno durata di due anni meno un giorno). Escluse anche le emissioni in valuta estera che ammontano a poco più di 2 miliardi.
Difficile valutare con esattezza quanto peserà il rischio-Italia sugli acquisti mensili da 60 miliardi. Al netto di ABS e covered bond, degli emittenti istituzionali europei (ai quali viene riservato a priori il 12% dell’importo mensile) e delle “agencies”, gli addetti ai lavori hanno stimato che la Bce potrebbe acquistare mensilmente tra i 40 e i 42 miliardi di euro di titoli di Stato in euro emessi dai 19. Bisognerà attendere la prossima ondata di dettagli, in marzo, per capire bene se la ripartizione della torta tra Stati dovrà rispondere alle logiche della “capital key” su base mensile. O se invece la Bce dovrà rispettare il vincolo dopo un certo numero di mesi o chiusura di QE.
Ieri sul mercato è prevalsa una chiave di lettura positiva del QE. L’importo è più elevato del previsto e soprattutto è stato confermato lo status “pari passu” tra la Bce (o la Banca d’Italia che eseguirà gli acquisti) e gli altri investitori: il QE non sarò protetto dallo status di creditore privilegiato.
Rispetto ai calcoli iniziali, quando l’acquisto dei titoli di Stato sembrava rischiare di ridursi a 400-500 miliardi, dopo l’annuncio ieri l’ammontare complessivo degli acquisti di titoli del debito pubblico nell’eurozona è balzato tra i 700 e gli 800 miliardi: e questo solo nel QE1 in quanto Draghi ha precisato che il programma di acquisti è “open.ended”, fino a quando ce ne sarrà bisogno. Le stime sugli importi sono prudenziali per un’ operazione che non ha precedenti e che è destinata a stravolgere il funzionamento del mercato dei titoli di Stato per “almeno” 19 mesi, dal marzo 2015 a fine settembre 2016.
In quanto ai rating sovrani, l’Italia nonha nulla da temere ora come ora con rating da “Alow” di DBRS a “BBB-” di S&P’s: la Bce acquisterà i titoli di Stato con rating a livello d’investimento e che è pronta ad accogliere nel QE anche gli stati con rating speculativo purché siano entrati in un programma di aiuto esterno (con ESM o EFSF) e che ne rispettino i vincoli e gli impegni.
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