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BTp, domanda a 130 miliardi per l’emissione lampo del Tesoro

Prosegue senza soste la marcia a tappe forzate del Tesoro per finanziare il fabbisogno dello Stato italiano accresciuto dall’emergenza Covid. Ieri è infatti andato in scena uno dei «fuori programma» al quale il Mef ha ormai abituato il pubblico: un collocamento attraverso sindacato di due BTp con scadenza 7 e 50 anni per complessivi 12 miliardi di euro. Particolarmente calorosa, come ormai di consueto, l’accoglienza riservata da parte degli investitori istituzionali a cui era destinato, che hanno fatto lievitare fino a 130 miliardi le richieste complessive.

Nel dettaglio, l’operazione dual tranche ha riguardato in primo luogo il ritorno in campo del Btp a 50 anni (scadenza marzo 2072) per le prima volta dal 2016, offerto per un ammontare complessivo di 5 miliardi e una cedola pari al 2,15% che si confronta con il 2,80% del precedente di 5 anni prima. A questo si è poi unita la riapertura del BTp a 7 anni (marzo 2028) per ulteriori 7 miliardi. Ma i dati più rilevanti sono quelli relativi alla domanda, che è stata rispettivamente di 64 e 66 miliardi e che ha permesso di fissare prezzi e rendimenti lordi inferiori alle attese iniziali: 0,362% con uno spread di 9 punti base rispetto ai 12 iniziali per il settennale e 2,179% con 47 punti sul BTp 2051 dai 50 iniziali per il benchmark a 50 anni.

Particolarmente degno di nota è proprio quest’ultimo titolo, perché si tratta di una «scadenza piuttosto rara sulla quale quest’anno tra i maggiori paesi europei si sono cimentati soltanto Francia e Spagna», ha sottolineato all’agenzia Ansa Luca Falco, Global Head of Capital Markets di UniCredit (che ha curato l’operazione insieme a Barclays, BofA Securities, Jp Morgan e Société Générale) ricordando anche come gli ordini siano arrivati da tutto il mondo. «Il Tesoro – ha aggiunto Falco – conferma così l’attenzione all’allungamento della scadenza media del debito pubblico, elemento essenziale per la sostenibilità dello stesso, a un valore inferiore all’attuale costo medio del debito, cogliendo quindi simultaneamente due obiettivi strategici».

Attraverso operazioni simili effettuate tramite sindacato, nei 2021 il Tesoro ha già fatto il pieno di adesioni per il BTp a 15 anni nei primissimi giorni del 2021 (10 miliardi collocati per una domanda di oltre 105 miliardi), con il BTp a 10 anni e con l’indicizzato all’inflazione europea a 30 anni a metà febbraio (rispettivamente 10 e 4 miliardi, con richieste per 66,5 e 16,5 miliardi) e da ultimo con il BTp green scadenza 2045 che è stato in grado di attirare richieste per 80 miliardi a fronte degli 8,5 miliardi emessi.

C’è però da scommettere che si continuerà ad approfittare per quanto possibile della fase favorevole che si è creata sul mercato e dell’affannosa ricerca di rendimenti da parte degli investitori in un contesto di tassi ancora in gran parte negativi per gli emittenti sovrani europei. Dopo il BTp Futura, titolo della durata di 16 anni a sostegno della ripresa economica post Covid-19 e della campagna di vaccinazioni giunto alla terza emissione e dedicato però alla platea retail il cui collocamento andrà in scena tra il 19 e il 23 aprile prossimo, si punta già alle prossime operazioni sindacate. «Secondo le sue linee guida per il finanziamento, l’Italia prevede di vendere in questo trimestre un nuovo BTP a 7 anni già in questo trimestre», sottolineano gli analisti di UniCredit Research, che per la seconda metà dell’anno si aspettano ancora due nuovi BTp a 20 e 30 anni, oltre alla riapertura del green bond di recente emissione.

Nella sua opera il Tesoro può del resto contare (almeno per sul mercato secondario) sul sostegno della Bce, aumentato di intensità nell’ultimo mese come indicato dal presidente, Christine Lagarde, al termine del Consiglio dello scorso 11 marzo. Nell’ultimo bimestre (febbraio-marzo) l’Eurotower ha provveduto ad acquistare con il suo piano pandemico Pepp 20,50 miliardi di euro di BTp, accelerando rispetto ai due mesi precedenti (18,14 miliardi) ma senza distaccarsi in modo significativo dal criterio di ripartizione legato alle quote di capitale (nello sesso periodo sono stati ritirati Bund tedeschi per 31,76 miliardi, OaT francesi per 24,63 miliardi e Bonos spagnoli per 14,38 miliardi). Attraverso questo programma la Bce ha raccolto nell’ultimo anno 156,81 miliardi di BTp, un ammontare che supera i 200 miliardi quando si sommano i dati del piano «tradizionale» Pspp: più di una garanzia per le nostre finanze.

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