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Btp decennali sotto il 4%, la Borsa vola

ROMA — I mercati paiono dare fiducia al governo Letta. A guardare i dati sembrano anche festeggiare l’arrivo del neoministro Fabrizio Saccomanni, l’uomo che dovrà traghettare l’economia fuori dalla recessione. Tre numeri, meglio di tante parole, confermano questo stato d’animo: va benone l’asta dei Btp con i rendimenti sotto il 4% per la prima volta dal 2010 (3,94% da 4,66%); la Borsa guadagna il 2,20%, maglia rosa in Europa; lo spread scende a quota 270 (venerdì era a 285). Ma l’agenzia Standard&Poor’s rimane guardinga: il rating dell’Italia resta dov’è (BBB+); ci sono rischi però sul fatto che l’economia possa riprendersi nella seconda metà dell’anno. Né è chiaro come la coalizione di governo riuscirà a fare le riforme. «Le parole iniziali di Letta suggeriscono un’intenzione a rallentare, ma non invertire, la velocità del risanamento fiscale». Un rapporto della Banca d’Italia avverte che l’economia Ue è ancora in pericolo, che quella italiana è sempre in recessione e che le famiglie, nel 2012, si sono ritrovate più povere.
Nel suo primo giorno da ministro, Saccomanni segue passo passo l’esito dell’asta dei Btp. Di buon mattino, e dunque prima della fiducia, si chiude nel suo nuovo ufficio del Tesoro. A lungo s’intrattiene con Maria Cannata, la signora dei bond. Poi si riunisce con i dirigenti del dicastero, quelli che conoscono i meandri contabili. E’ proprio dalle pieghe del bilancio che devono saltare fuori i denari per finanziare lo stop dell’Imu, i cassintegrati, gli esodati e tutti i provvedimenti annunciati da Letta. E’ di qui che, con “tagli mirati” delle spese improduttive, dovranno arrivare le risorse per l’agognata crescita, la svolta che dovrebbe rivitalizzare il Paese piegato dalla recessione. In aggiunta, c’è la carta europea: il governo spera di ottenere più ampi margini di manovra, se non qualche “sconto” sul pareggio di bilancio, in modo da risparmiare i denari per le riforme. Non a caso Letta, già da oggi, farà il giro delle grandi capitali europee.
Nell’attesa il Paese soffre. Le statistiche Istat confermano che l’economia reale è nei guai, i salari non crescono e peggiora il clima di fiducia delle famiglie, ai minimi da 10 anni. Le stime della Banca d’Italia fotografano una economia ingessata, dove peggiora la condizione delle imprese, le banche non fanno prestiti per paura dell’insolvenza dei creditori, la domanda rallenta. E, non ultimo, dove scende la ricchezza delle famiglie mentre si riduce il loro indebitamento perché è debole il comparto mutui. I rischi per la stabilità finanziaria — ecco un altro punto — sono connessi con la contrazione del Pil.
Saccomanni conosce a menadito questo Rapporto. Fino a ieri, come direttore generale della Banca d’Italia, aveva accesso a tutte le informazioni sull’economia. Adesso, con la nomina, dovrebbe tradurre in concreto le sue idee per tornare a crescere attraverso un grande «patto» imprese- banche- consumatori, una riqualificazione del bilancio pubblico, meno pressione fiscale. Nella sua visione, risparmi cospicui dovrebbero venire anche da un mini-spread: quota 100 «e anche meno», è il valore che l’Italia meriterebbe. Un traguardo ancora ben lontano.

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