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BTp-Bund, lo spread vola a 411 punti

di Isabella Bufacchi

Lo spread tra i BTp a dieci anni e i Bund ha scavalcato ieri prepotentemente la barriera psicologica dei 400 punti: l'ascesa si è arrestata già in mattinata a quota 411-412, stando alle segnalazioni prevalenti tra i traders, a un passo dal record storico toccato prima che scattassero l'8 agosto gli acquisti sui titoli di Stato italiani e spagnoli da parte della Bce e dell'Eurosistema. In serata, dopo un botta e risposta consumato a colpi di miliardi di euro tra la Bce che comprava e gli investitori e traders che vendevano, il differenziale del rendimento tra i BTp e i Bund ha ripiegato svogliatamente sotto 400, trascinandosi senza convinzione al livello di 399. Pronto a tornare sopra 400 oggi o nei prossimi giorni, a conferma che le tensioni sul rischio-Italia non riescono a rientrare, che le misure per rimettere i conti pubblici in equilibrio per il 2013 sono state vanificate dal declassamento di rating, dal rallentamento dell'economia e soprattutto dalla debolezza del Governo Berlusconi.

Nel corso della giornata, l'intera la curva dei rendimenti dei titoli italiani dai due a trent'anni ha orbitato attorno a uno spread del 4% sopra i tassi tedeschi che ieri sono precipitati su minimi storici. L'Italia, per finanziarsi sul mercato, deve pagare il 4,50% a 24 mesi mentre la Germania, stando ai tassi emersi ieri sul secondario, paga poco più dello 0,40 per cento. I Bund sui dieci anni sono calati fino all'1,67% mentre il BTp ha toccato un picco al 5,83 per cento.

A muovere violentemente nelle prime ore della mattina lo spread BTp/Bund, e i relativi rendimenti, sono serviti due movimenti forti e diametralmente opposti. Sul BTp gli acquisti si sono praticamente concentrati sui libri della Bce, che ieri – stando a fonti bene informate – avrebbe triplicato le richieste di prezzo rispetto agli interventi di questi giorni.

«Nelle ultime due settimane, Francoforte aveva rallentato decisamente gli acquisti dei BTp, mentre ieri potrebbe essere tornata ai livelli dell'8 agosto», ha detto un operatore, riflettendo la stima prevalente nelle trading rooms che per questa settimana pronosticano gli acquisti di Eurotowers tornati attorno ai 20 miliardi di euro. Gli interventi della Bce – che solitamente si concentrano sulle scadenze tra i 5 e i 10 anni – hanno tenuto ieri sotto controllo anche i Bonos spagnoli, con uno spread sui Bund decennali che ha oscillato attorno ai 361 punti, con un picco a 373. Ma il gap tra il rendimento dei BTp e dei Bonos ha raggiunto un record storico: il rischio-Italia va peggio della Spagna in questo momento.

Nel segno opposto, i titoli di Stato tedeschi sono stati travolti da un'ondata di acquisti incontenibile. Secondo gli esperti della materia, la domanda per i Bund è cresciuta ieri a dismisura a causa della decisione della Federal Reserve di acquistare titoli di Stato americani sulla parte lunga della curva, sulle scadenze oltre i sei anni. La scesa in campo della Fed ha depresso i rendimenti sui Treasuries a media-lunga scadenza, restringendo gli spazi agli investitori istituzionali che prediligono i titoli di Stato extra-lunghi: la domanda si è dunque spostata dagli Usa all'Europa, centralizzando gli acquisti sugli Stati core europei, principalmente Germania. La decisione della Fed ha dunque provocato degli effetti a catena in Europa con «anomalie e riallocazioni»: lo swap a trent'anni ieri è calato al 2,60%, un tasso surreale secondo i traders.

Sull'Italia ha pesato molto anche ieri l'aggravante del rischio-politico: solo un Governo con indiscussa credibilità e ampio consenso politico e sociale può raggiungere ambiziosi obiettivi di consolidamento dei conti pubblici e rilancio dell'economia, di questo i mercati ne sono convinti. Ma mentre sui BTp con durate tra i 5 e i 10 anni la disaffezione per i titoli italiani è stata soffocata dagli interventi della Bce, in altri segmenti della curva e sui Cds – dove l'Eurotower non tiene in mano le redini della situazione – i problemi del rischio-Italia sono emersi in maniera sfacciata. I Cds a cinque anni sono volati a livelli senza precedenti, con il costo della protezione contro il rischio-Italia salito attorno ai 550.000 euro: è la cifra che bisognava pagare ieri annualmente, ogni anno per cinque anni (suddivisa in rate trimestrali), per coprirsi contro il rischio di default su 10 milioni di euro. Anche il rischio-Germania ha toccato un record (in negativo) con i Cds saliti per la prima volta oltre la soglia di 100: anche questa un'anomalia, del tutto disallineata dal rendimento sui minimi storici.

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