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BTp-Bonos, la Spagna aggancia l’Italia

Piazza Affari (+1,16%) sembra ignorare le tensioni politiche che minano il governo Letta ma sui titoli di Stato la tensione resta altissima. Nel giorno in cui la giunta per le elezioni si riunisce per la prima volta per esaminare la possibile decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di senatore alla luce della condanna per frode fiscale, lo spread tra il Bonos decennale e il corrispondente BTp è arrivato ieri a poco più di un punto percentuale. Ai minimi da marzo 2012 e decisamente distante dai massimi di aprile quando il differenziale tra i due titoli arrivò a un picco di 42 punti. Un “aggancio” di cui il premier Enrico Letta non si dice preoccupato. «Sono sicuro che prevarrà il buonsenso e tutti capiranno che servirà stabilità» ha dichiarato al al termine dell’incontro con il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy.
Testa a testa Bonos-BTp
Il confronto con i “cugini” spagnoli per buona parte degli ultimi due anni ci ha visto vincenti. Anche se forse più per demeriti loro che per meriti nostri. Nelle ultime settimane tuttavia l’instabilità politica legata alle vicende giudiziarie dell’ex premier Silvio Berlusconi ha presentato il suo conto e il mercato, potendo, ha scelto Madrid invece che Roma. Stando alla banca dati S&P Capital IQ, il tasso sul decennale italiano è salito negli ultimi 30 giorni di oltre il 7% a fronte di un rialzo del rendimento del Bonos di poco più di un punto percentuale. Se sull’importante scadenza decennale l’Italia mantiene un vantaggio, seppur risicatissimo, sulle scadenze più brevi il sorpasso sià già. A fine agosto il tasso del BTp a cinque anni è arrivato a superare l’analogo spagnolo e, alla chiusura di ieri, il confronto dava 3,55% Italia contro il 3,48% della Spagna. Idem sulla scadenza a tre anni (2,69% contro 2,49%) e a due (1,95% contro 1,74%).
Milano in controtendenza
L’andamento di BoT e BTp normalmente condiziona l’andamento della Borsa di Milano visto il forte peso della componente bancaria (molto esposta in titoli di Stato) sul listino milanese. Nonostante la giornata negativa sul fronte obbligazionario tuttavia i titoli bancari quotati a Piazza Affari hanno archiviato una seduta in deciso rialzo (+2,37%) spingendo, insieme al titolo Fiat (+6,02%), il paniere delle società a maggior capitalizzazione. Con un rialzo dell’1,16% il Ftse Mib ieri ha viaggiato in netta controtendenza rispetto alla media dei listini europei (-0,08% il saldo finale dello Stoxx 600) recuperando il terreno perso la scorsa settimana. Per buona parte delle Borse europee la giornata è stata segnata dalle prese di profitto. Una battuta d’arresto inevitabile dopo il maggior balzo settimanale da aprile.
Non c’è stata così alcuna positiva influenza dalla brillante chiusura dei listini asiatici (Tokyo e Shanghai hanno guadagnato oltre il 2%) a loro volta spinti dai positivi dati macroeconomici cinesi (esportazioni in aumento oltre le attese e inflazione in calo) e dall’assegnazione al Giappone delle olimpiadi 2020. Indicazioni che invece hanno contribuito a far salire Wall Street spingendo l’indice Dow jones oltre 15mila punti. I mercati hanno deciso di comprare nonostante le diverse incognite che restano da affrontare in queste settimane. La crisi siriana in primis, con il voto del congresso Usa sul possibile intervento armato. E poi gli sviluppi sul fronte monetario con la Federal Reserve che dovrà decidere se, e in che misura, ridurre gli stimoli monetari nel direttivo di settimana prossima. Infine le elezioni tedesche del 22 settembre. Un appuntamento cruciale per la gestione della crisi europea nei prossimi anni.

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