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BTp bene in asta, ma lo spread sale a 260

Scende il costo del debito per il Tesoro che all’asta di ieri dei BTp a 5 e 10 anni ha visto tornare i rendimenti ai livelli del 2010 toccati prima dello scoppio della crisi del debito sovrano. Ma la giornata nera di Piazza Affari affondata del 3,36% per i crolli di Saipem (-34,2%) e di Mps (-9,4%), non ha lasciato immune il mercato del reddito fisso. L’effetto si è sentito sul mercato secondario con gli investitori che hanno preferito prendere profitti sui titoli italiani facendo salire il rendimento del decennale fino al 4,3% dal 4,1% del giorno precedente, portando lo spread con il Bund a 260 centesimi.
Le incertezze del mercato azionario hanno avuto ricadute sulla domanda per i titoli in asta, risultata in lieve calo sulla scadenza lunga, essendo mancati all’appello molti degli investitori esteri che avevano sostenuto gli ultimi collocamenti. Gli operatori valutano quella di ieri una frenata provvisoria, non essendo cambiati i fondamentali, ma a poche settimane dalle elezioni aggiunge incertezze non gradite dal mercato.
Nel tourbillon di notizie negative, risaltano i risultati dell’asta dei BTp per 6,5 miliardi di euro, collocamento che arriva dopo due giornate di emissioni di titoli a breve scadenza, ingolfando inevitabilmente gli acquisti: i 3,5 miliardi di euro di BTp decennali sono stati collocati al 4,17%, il livello più basso dall’ottobre 2010, in calo dalla precedente asta al 4,48 per cento. In lieve contrazione la domanda con richieste per 1,32 volte l’ammontare offerto, giù dall’1,47 bid-to-cover dell’ultima asta. Giù anche il rendimento dei BTp quinquennali per 3 miliardi di euro al 2,94% contro il precedente 3,26%, livello dell’ottobre 2010 e domanda stabile. La nota positiva arriva dalla strategist di Intesa Sanpaolo, Chiara Manenti secondo la quale se questi rendimenti sul mercato primario saranno mantenuti nel corso dell’anno, «permetterebbero al Tesoro di ottenere un risparmio di interessi consistente di circa 7 miliardi di euro rispetto a quanto indicato nell’aggiornamento al Def dell’autunno scorso (89 miliardi di euro)». Di segno diverso rispetto all’asta italiana, il collocamento del Tesoro tedesco che ha assegnato Bund a 30 anni per circa 1,64 miliardi di euro registrando rendimenti in rialzo al 2,45% dal 2,34% dell’asta del 31 ottobre scorso. La domanda ha raggiunto i 2,93 miliardi di euro contro un target massimo di offerta di 2 miliardi.
Ad appesantire una seduta già difficile con le Borse europee che hanno chiuso le contrattazioni con segno negativo (Francoforte -0,47% e Madrid -0,82%), si è aggiunta la notizia negativa proveniente dagli Usa sul dato preliminare del Pil americano del quarto trimestre in calo dello 0,1% a fronte del +1,1% previsto dagli analisti, confermato dalle minute della Federal Reserve che continua a vedere “rischi al ribasso” per le prospettive economiche. È il caso della Spagna che ieri ha pubblicato i dati del Pil dell’ultimo trimestre in contrazione dello 0,7% più di quanto era stato previsto, facendo salire i rendimenti del Bonos al 5,2% e lo spread con il Bund a 351 centesimi.

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