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Btp, asta da 6 miliardi primo test per Saccomanni

Spread a quota 100. Fabrizio Saccomanni inizia già stamani il lungo cammino che dovrebbe portare il paese a riguadagnarsi la stima dei mercati. E’ atteso in via XX Settembre per le 9, prima ancora della fiducia, perché è in calendario un appuntamento cruciale, che ha il sapore di un test: 6 miliardi di Btp a 5 e 10 anni da piazzare alle migliori condizioni. L’accoglienza degli operatori servirà per capire se c’è fiducia o meno in questo governo e dunque a maggior ragione nell’uomo che dovrà traghettare l’economia italiana verso l’agognata ripresa. Crescere, crescere, crescere, ecco la parola d’ordine.
Saccomanni non può e non vuole perdere tempo. Al Tesoro, per dire, c’è già stato ieri, subito dopo il giuramento. Già fatto il passaggio delle consegne con il suo predecessore Vittorio Grilli. Già concluse le presentazioni ufficiali dello staff. Applausi e congratulazioni. Poi nel pomeriggio s’è spostato a palazzo Chigi, per affiancare il premier nella stesura dei punti più delicati del discorso programmatico, quelli che riguardano appunto l’indispensabile ma difficile binomio crescita-lavoro, ma anche la mannaia delle tasse, lo scoglio dell’Imu e, naturalmente i vincoli europei. Si muove su due piani, perciò, consapevole che i mercati non aspettano i passaggi istituzionali per emettere il loro verdetto.
Non parte da zero, ovviamente. Per esperienza personale, per le tappe della sua carriera, Saccomanni maneggia con una certa tranquillità i segreti delle piazze finanziarie, conosce di persona — e non da oggi — molti dei principali operatori, quelli appunto che dovrebbero acquistare i bond i nazionali.
Non a caso toccò proprio a lui, nell’estate-autunno del 1992, pilotare la lira nelle acque agitate della speculazione, e difenderla a suon di riserve: “le munizioni”, come le chiamava Ciampi, a quell’epoca governatore. Dal suo ufficio di via Nazionale, inoltre, aveva accesso a tutti i dati sull’economia nazionale: Pil e mercato del lavoro, deficit e disavanzo non sono certo un mistero. Ma la conoscenza della grande macchina del Tesoro, con annessi i complessi profili contabili, quelli Saccomanni non li conosce: per questo accelera.
E’ con loro, con i tecnici del dicastero che dovrà fare le verifiche contabili indispensabili perché il governo superi indenne l’ostacolo dell’Imu. E’ da questa ricognizione che dovranno venire le risorse per cassitengrati ed esodati. Ed è nelle pieghe del bilancio che s’annidano i denari per far ripartire l’economia. Saccomanni, si sa, punta a un grande “patto” banche -imprese- consumatori per battere il pessimismo e recuperare fiducia. E’ convinto che serva una ricomposizione del bilancio pubblico, con “tagli selettivi” delle spese improduttive, per sostenere le imprese e le fasce più deboli. Spera per questa via di alleggerire il carico fiscale. Il tutto, sempre con un occhio alla stabilità dei conti pubblici, requisito-chiave per guadagnare spazi di manovra a Bruxelles specie se davvero il governo intende battersi per escludere dai vincoli Ue gli investimenti e i cofinanziamenti nazionali dei fondi comunitari. I partner li vedrà presto, un G7 è già in programma a Londra il 10 maggio. Nell’attesa c’è lo spread, rilevatore numero uno dei malesseri nazionali: quota 100 “e anche meno” è quel che, secondo il neoministro, l’Italia meriterebbe.

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