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Btp a 15 anni, il ritorno del Tesoro

Il Tesoro si appresta ad offrire sul mercato un nuovo Btp a 15 anni. Non lo faceva dal settembre 2010 ed è un segno di fiducia sulla graduale stabilizzazione dei rendimenti dopo le tensioni dei mesi scorsi e sulla presenza di investitori stranieri disposti a comprare. Il collocamento del nuovo titolo con scadenza all’1 settembre 2028, che sarà annunciato nei prossimi giorni, forse già oggi, è stato affidato dal ministero dell’Economia a Imi, Barclays, Crédit Agricole, Goldman Sachs e JPMorgan. La strategia del ministero di via XX settembre, dopo la prudenza degli ultimi mesi del 2011 e 2012, nel 2013 «sarà incentrata nel contemperare l’impegno ad un graduale ritorno alla regolarità di emissione», si rileva nelle linee guida del debito pubblico, preannunciando appunto il probabile ritorno dell’Italia sul lungo termine.
La comunicazione di eri, che come si è detto è una testimonianza di un riavvio della normalità sui mercati, è avvenuta nel giorno della diffusione del dato di un nuovo record per il debito pubblico arrivato a superare in novembre i 2.020 miliardi. Come sempre a questo riguardo bisogna ricordare che la cifra assoluta è poco significativa sia perché il suo continuo aumento è inevitabile fintanto che non si inverte la tendenza al disavanzo pubblico che obbliga lo Stato a rifinanziarsi con Bot, Btp e Cct, sia perché è più importante per ogni paese il rapporto del debito con Pil (Prodotto interno lordo). In ogni caso nel diffondere i numeri Bankitalia rileva che in dicembre per ragioni fisiologiche il debito (che non mancherà di riprendere quota in gennaio) calerà sotto i 2 mila miliardi. Tra le cifre del fabbisogno dei primi 11 mesi del 2012 figura l’esborso per 23 miliardi a sostegno dei paesi dell’area dell’euro in difficoltà, comprendente la quota di competenza dell’Italia dei prestiti erogati dall’Efsf e il versamento delle prime due tranches del capitale dell’Esm, i due fondi salva-Stati europei.
Tornando al modo in cui lo Stato copre il suo fabbisogno e gestisce il suo debito, c’è da aspettarsi che, dopo il ritorno sul titolo quinquennale, il Tesoro ritenterà anche la strada del trentennale, una strada più battuta nel passato rispetto a quella dei titoli a scadenza dimezzata. Il primo titolo a così lungo termine, infatti, è stato emesso il 1° novembre del 1993, sotto la regia di Piero Barucci, ministro del Tesoro, e Mario Draghi, direttore generale del dicastero. Accolto benissimo dagli investitori venne criticato dai alcuni commentatori stranieri. In particolare il Financial Times definì il nuovo Btp «un diversivo fuori direzione», una sorta di «status symbol» e si interrogò su come l’Italia avrebbe ripagato il prestito. Magari, viste le continue svalutazioni, lo avrebbe fatto – ipotizzava l’articolo del quotidiano britannico – solo con denaro sufficiente a comprare poco più che una tazzina di caffè espresso. Insomma la fiducia verso lo Stato italiano era veramente bassa. Nel ’93 la vita media del debito era di 3,33 anni (già nel 1994 era passata a 4,69 anni). Nel 2002 anno di esordio dei Btp a 15 anni la vita media era di 5,56 anni. Nel 2012 è stata di 6,49 anni. E se come sembra riprenderanno le emissioni dei Btp a 15 e anche a 30 anni, la vita del debito potrebbe allungarsi di più, a tutto vantaggio dei costi a carico del bilancio.

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