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BTp a 30 anni, corsa al debito italiano: domanda record oltre 47 miliardi

Il mercato delle obbligazioni fa segnare un nuovo record. Questa volta – dopo il boom di ordini del nuovo Bonos spagnolo a 10 anni che martedì ha ricevuto richieste per 53 miliardi – il guinness spetta all’Italia. Gli ordini del nuovo BTp a 30 anni scadenza 01/09/2050 – che il Tesoro ha annunciato martedì e lanciato ieri sul mercato tramite un sindacato di banche – hanno raccolto una domanda mai vista prima per un titolo italiano di pari scadenza, superiore ai 47 miliardi di euro. L’importo è risultato superiore al record segnato in occasione del lancio del precedente benchmark a 30 anni con scadenza 01/09/2049 lanciato all’inizio del 2019. Il titolo prevede un tasso annuo del 2,45%, pagato in due cedole semestrali. Il rendimento è pari al 2,50%, 6 punti base sopra il rendimento del precedente benchmark a 30 anni. L’importo emesso dal Tesoro si attesta a 7 miliardi.

«Abbiamo ricevuto notevole interesse da operatori con un orizzonte di lungo termine anche proveniente da fuori Europa», fa sapere il Tesoro in una nota. L’attuale fase di mercato caratterizzata dal ritorno della propensione al rischio – che ha spinto le Borse mondiali su nuovi massimi – sta spingendo anche i Paesi europei ad incrementare l’emissione di bond a lunga scadenza. In quello che può essere definito un vero trend. Oltre al già citato decennale spagnolo collocato via sindacato, la settimana scorsa è stata la volta di Portogallo (titolo a 10 anni, domanda 25,7 miliardi su 4 miliardi offerti) e Irlanda (titolo a 15 anni, oltre 20 miliardi di domanda per un’offerta di 4 miliardi) mentre ieri il Belgio ha lanciato via sindacato un nuovo titolo di Stato a 10 anni da 6 miliardi di euro con rendimento fissato a 7 punti base sotto la curva midswap. Gli ordini hanno superato i 27,5 miliardi. Ha deciso di cavalcare l’onda anche l’Olanda che via sindacato ha riaperto il collocamento di un governativo ventennale. All’appello anche la Slovenia con un decennale.

A parere degli esperti di Mps capital services – insieme a Barclays, Bnp Paribas, Citigroup e Crédit Agricole tra le banche che hanno curato la raccolta del nuovo BTp a 30 anni – il contesto è favorevole per questo genere di operazioni. «Questo inizio di anno è stato caratterizzato da un’elevata correlazione tra BTp e i bond degli altri emittenti sovrani europei. Il combinato disposto del nuovo intervento della Bce e del focus dei mercati su temi macro e geopolitici stanno aiutando il BTp ad essere considerato in questa fase una sorta di super-soveregin: un asset rifugio ma con rendimenti offerti non paragonabili a quelli degli altri emittenti. Lo ricordiamo, non è sempre stato così. Il pensiero va ad esempio all’estate del 2018 quando, in condizioni di sostanziale debolezza, il Btp era utilizzato come hedging per eventi market mover internazionali, quali ad esempio le tensioni sulla Turchia, nell’agosto 2018».

Intanto sul mercato secondario lo spread BTp-Bund a 10 anni si mantiene stabile intorno ai 160 punti. Ai livelli attuali – pur cogliendo le opportunità del momento favorevole – non va dimenticato che i rendimenti dei titoli italiani sono molto vicini a quelli della Grecia (il decennale greco è appena 3 punti base superiore a quello italiano). Nella classifica dei 19 Paesi che compongono l’Eurozona, si tratta dell’ultimo gradino. Rendimenti vicini (quelli tra Italia e Grecia) nonostante il rating sul debito di Atene sia di quattro gradini inferiore e nettamente nella categoria junk (spazzatura). L’Italia è ancora – ma appena per un gradino – nella categoria “investment grade”. In questo momento continuano a pesare sui tassi della carta italiana le incertezze politiche, con gli investitori che attendono l’esito delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria (26 gennaio) che potrebbero, nell’ipotesi meno gradita ai mercati, complicare la tenuta dell’attuale maggioranza governativa guidata da Pd e Movimento 5 Stelle. Nel dubbio il Tesoro, sul fronte delle aste, si sta portando avanti: non va dimenticato che gennaio rimane il mese più pesante per l’offerta in Italia, con una previsione di 25 miliardi di emissioni nette esclusi i BoT.

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